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[RUGBYLIST] Notizie del lunedì... in ritardo

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Mar 23 Giu 2009 16:45:11 CEST


Riscrivo dal Gazzettino.
Ciao.
Franco (TV)

Mischia aperta - Ruck e placcaggi emergenze azzurre - di Antonio Liviero

La cosa che più preoccupa nell'Italia è la scarsa attitudine al
placcaggio. Comunque il ct rigiri la squadra resta l'impressione di
una mancanza di intensità all'impatto, dovuta anche allo shock
agonistico dal passaggio dal livello tecnico del rugby domestico a
quello dei paesi di prima classe. Ma quando nel confronto individuale
gli avversari vanno via sistematicamente, e in una partita si arrivano
a sbagliare anche il 25% degli interventi difensivi, cioè più del
doppio dello standard internazionale, c'è sicuramente anche un
problema di apprendimento dei fondamentali. La federazione e la sua
struttura tecnica devono trovare rimedi urgenti. Intervenendo sui
settori giovanili, a cominciare dall'Accademia il cui ruolo è appunto
quello di formare gli atleti migliori. Poco importa svezzare i ragazzi
al metodo globale, all'intelligenza situazionale e all'adattamento
tattico attraverso il confronto continuo attacco-difesa (una sfida
rilevata da poche grandi squadre al mondo) se poi si è carenti nel
placcaggio o nel gioco al piede.
Mi viene in mente una provocatoria proposta di Vittorio Pepe, tecnico
veneziano del Lido, che ai tempi in cui Kirwan faceva le convocazioni
sulla base dei test fisici, invocava invece un esame preliminare al
placcaggio. Ora il setaccio dei test è scomparso seguito dal dogma
della taglia fisica. Criterio che nel rugby moderno ed evoluto ha le
sue giustificazioni. Ma dove le nozze si fanno ancora con i fichi
secchi servirebbe maggior elasticità. Deve essere per questo che un
tipo come Favaro, uno dei pochi placcatori contro l'Australia, non
gioca quasi mai ed è stato al centro di strampalati propositi di
cambio di ruolo. O che Antonio Pavanello, protagonista di una
straordinaria stagione col Treviso, è stato lasciato nella seconda
squadra. Gli mancano 4 centimetri di altezza per soddisfare gli
standard sulle rimesse laterali. Peccato però che certi lunghi
chiamati per le touche non ne abbiano pigliate molte. Non era forse
meglio considerare altri parametri come il combattimento, il
carattere, l'intelligienza tattica e, appunto, il placcaggio?
Tornando alla difesa, l'emergenza italiana è aggravata dal fatto del
ripristino della vecchia regola della parità numerica in rimessa
laterale, ha ridato fiato ad attacchi con palloni più puliti e
situazioni di equilibrio all'esterno. Chi è a malpartito
difensivamente ora è più esposto.
Altra riflessione dall'Australia. Lo spaesamento nelle fasi a terra:
scarsa confidenza nella tecnica collettiva, liberazione lenta della
palla e una certa indisciplina, aspetto che ad esempio ha in parte
limitato il rendimento difensivo di Favaro. Del resto, metà della
squadra non è abituata a giocare questa fase cruciale che nel
campionato italiano viene affrontata poco e male. Delle 15 mete
segnate nei play-off, ben 12 sono state ad una sola fase, senza cioè
impostazione di raggruppamenti. Tre sono arrivate in due tempi, dopo
un punto d'incontro. Nessuna meta invece dalla terza fase in su. Un
dato di proporzioni talmente anomale che non può essere spiegato solo
con la forza delle difese. Anche questa sarebbe materia per la
direzione tecnica federale. Sempre che si parta da un' ineludibile
confronto con i tecnici dei club e gli arbitri.


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