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[RUGBYLIST] R: I: il Rugby in Italia

ilfalco7 ilfalco7 a libero.it
Gio 20 Mar 2014 22:30:05 CET


Salvatore quello che dici delle scuole è vero ma lo sai che il 99 per c. Dei club ci va solo per proselitismo

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<div>-------- Messaggio originale --------</div><div>Da: Salvatore Messina <totorugby a yahoo.it> </div><div>Data:20/03/2014  18:36  (GMT+01:00) </div><div>A: rugbylist a rugbylist.it </div><div>Oggetto: [RUGBYLIST] I:  il Rugby in Italia </div><div>
</div>A volte mi domando se sono io fuori dal mondo o cosa....
Probabilmente stiamo confondendo il complesso con il difficile e questo è anche uno dei problemi culturali del rugby che ne rallentano la diffusione.

E' ovvio che non esiste proprio che un tecnico/dirigente di rugby si presenti a scuola e gli faccianno fare attività in classe. Esiste una procedura, dei passi da rispettare e dei requisiti da possedere.
Alla fine, come ben ha illustrato Andrew il rugby a scuola si fa. Personalmente posso dire che a Vercelli abbiamo in corso un campionato U14 interno (4 squadre) più una U14 che fa il campionato federale. Da quel che so a Pavia le cose viaggiano bene ed in moltissime altre realtà.

Una cosa deve però essere ben chiara: le società di rugby non devono entrare nelle scuole per fare proselitismo ma fornire un servizio sportivo alle scuole, secondo le loro esigenze, in base al loro piano scolastico e con l'unica finalità di fornire un metodo educativo agli insegnanti per lo sviluppo degli studenti.
In caso contrario operiamo male e, ve lo assicuro, perdiamo anche del tempo.
 
Salvatore Messina


Il Giovedì 20 Marzo 2014 18:24, anna maria <begione11 a yahoo.it> ha scritto:
Ma è chiaro che la strada sia in salita, mi riferisco al contributo di Antonio Mangano apparso in list, se non lo fosse probabilmente anche la Fir lo avrebbe già risolto nei suoi precedenti tentativi, come ha precisato Andrew. Perché c'è qualcosa di facile nel nostro Paese quando c'è di mezzo l'organismo legislativo dello Stato?
Tentare di entrare alle Elementari con il "rugby di contatto" mi sembra si scontri con l'eccessiva  apprensione materna caratteristico della più parte delle donne italiane. Molto meglio puntare sul "touch".
Più arduo, invece, si presenta lo scoglio dei campi di gioco. Per le Primarie sarebbe sufficiente la palestra mentre per il "Seven", dove necessita il placcaggio, occorrerebbe uno spazio erboso che servirebbe pure per il "15", mentre per gli allenamenti non necessita obbligatoriamente un campo regolamentare. Anche i parchi cittadini  (come avviene per le campestri) potrebbero essere utilizzati, l'ho sperimentato personalmente quando allenavo le giovanili. I pali non sono indispensabili e il punteggio si otterrebbe solo con mete che favorirebbero maggiormente il gioco alla mano. Poi, questo sì, c'è il problema di trovare qualche "santo" in Parlamento, che non è poco.
Inserirsi nelle scuole vorrebbe dire assicurare un futuro più brillante alle nostre rappresentative nazionali e diffondere maggiormente la conoscenza del gioco e dei suoi valori morali.  

romano 
   

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