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[RUGBYLIST] R: uno-contro-uno

tizianotaccola1 a alice.it tizianotaccola1 a alice.it
Lun 27 Nov 2017 10:40:16 CET


Purtroppo ci siamo giÓ al punto che tu paventi quando scrivi:"

 se il rugby continuerÓ su questo piano, e cioŔ dell'opposizione fisica uno-contro-uno fra colossi superman fisici e dotati di superiori skills e abilitÓ, per l'Italia sarÓ notte fonda, e scusate se faccio la cassandra. "
Ho visto la partita Francia-Giappone in diretta e come ha riconosciuto il C.T. francese Guy il Giappone ha sviluppato un gioco molto, ma molto, veloce in attacco, che praticamente Ŕ quello che tu paventi, ma la velocitÓ dei giapponesi ha messo in crisi la difesa transalpina in due occasioni ed i figli del sol levante hanno infranto la linea di meta francese. Il Giappone ha impostoun ritmo forsennato alla gara e i galletti hanno reagito a fatica, le due metegiapponesi sono state segnate dopo che i francesi non avevano avuto il tempo per riposizionarsi. E' stata una bella partita che la Francia ha pareggiato con abbastanza fortuna in quanto l'ultima meta giapponese non Ŕ stata trasformata,mancavano pochi minuti alla fine. Quel che voglio dire Ŕ che quei 10 minuti di attacchi continuati dell'Italia contro il Sudafrica sono stati giocati ad un ritmo lento. Intanto Gori ha quel viziaccio del passetto in pi¨,poi Ŕ stato spreciso nei passaggi: arrivavano al giocatore sempre all'altezza del collo e mai in avanti, per cui il giocatore ricevente doveva sempre fermarsi o rallentare, addirittura una volta Parisse ha dovuto pure saltare per prendere il pallone. Penso che la nostra squadra se vuole vincere qualche partita nel 6N debba aumentare moltodi pi¨ la velocitÓ di gioco, il numero delle fasi Ŕ importante, ma se dai il tempo agli altri di ripiazzarsi non segnerai mai, nemmeno dopo 50 fasi.Contro l'Argentina, L'Italia ha retto finchŔ loro non hanno pigiato sull'acceleratore, poi negli ultimi 20 minuti noi non abbiamo retto la loro velocitÓ di esecuzione delle fasi di attacco e siamo schiantati. Questo si chiama ritmo di gioco. Se aumenti la velocitÓdi gioco, aumenti il ritmo ed allora possono bastare anche solo 10 fasi per mettere in crisi un avversario che gioca con meno velocitÓ di te.Questo lo ha capito molto bene l'Irlanda che abbina alla velocitÓ di gioco una touche bene organizzata ed una mischia potente.Un caro saluto da 14Cavallopazzo


  ----Messaggio originale----
 
Da: lucaoliver63 a gmail.com
 
Data: 27-nov-2017 9.51
 
A: <rugbylist a rugbylist.it>
 
Ogg: [RUGBYLIST] uno-contro-uno
 

 
Cosa ne pensate dell'interpretazione delle nuove regole sui punti 
 
d'incontro (breakdown) che porta a sguarnire gli stessi e areinfoltire 
 
le difese in linea ? E' diventato un mantra di Vittorio Munari in 
 
telecronaca.
 

 
Vedendo il ns attacco, intendo dell'Italia, andare a sbattere per 10 
 
minuti consecutivi contro lo difesa sudafricana poco oltre la linea dei 
 
22mt, non ho potuto non pensare alla teoria esposta da Vittorio Pepe, 
 
pragmatico tecnico veneziano, in un recente libro scritto a 4 mani con 
 
Luciano Ravagnani, su come "attirare" la difesa in un punto per poi 
 
attaccare su spazi sguarniti. Esattamente il contrario di quanto 
 
mostrato dall'Italia in quegli stoici, ma infruttuosi 10 minuti di 
 
attacco contro la trincea nemica.
 

 
Mi chiedo: ha senso insistere nel cosiddetto "uno contro" quando i tuoi 
 
avversari sono palesemente superiori fisicamente e meglio preparati 
 
tecnicamente ? Non avrebbe pi¨ senso puntare su quelli sono i tuoi 
 
strumenti "poveri" piuttosto che continuare a giocare sul piano tecnico 
 
preferito dagli avversari ?
 

 
Mi rendo conto che queste vengono considerate "bestemmie tecniche" ma, 
 
mettendo da parte l'orgoglio, se il rugby continuerÓ su questo piano, e 
 
cioŔ dell'opposizione fisica uno-contro-uno fra colossi superman fisici 
 
e dotati di superiori skills e abilitÓ, per l'Italia sarÓ notte fonda, e 
 
scusate se faccio la cassandra.
 

 
Un saluto a tutti.
 

 
Luca
 

 
   Cosa ne pensate dell'interpretazione delle nuove regole sui punti
 
   d'incontro (breakdown) che porta a sguarnire gli stessi e a reinfoltire
 
   le difese in linea ? E' diventato un mantra di Vittorio Munari in
 
   telecronaca.
 

 
   Vedendo il ns attacco, intendo dell'Italia, andare a sbattere per 10
 
   minuti consecutivi contro lo difesa sudafricana poco oltre la linea dei
 
   22mt, non ho potuto non pensare alla teoria esposta da Vittorio Pepe,
 
   pragmatico tecnico veneziano, in un recente libro scritto a 4 mani con
 
   Luciano Ravagnani, su come "attirare" la difesa in un punto per poi
 
   attaccare su spazi sguarniti. Esattamente il contrario di quanto
 
   mostrato dall'Italia in quegli stoici, ma infruttuosi 10 minuti di
 
   attacco contro la trincea nemica.
 

 
   Mi chiedo: ha senso insistere nel cosiddetto "uno contro" quando i tuoi
 
   avversari sono palesemente superiori fisicamente e meglio preparati
 
   tecnicamente ? Non avrebbe pi¨ senso puntare su quelli sono i tuoi
 
   strumenti "poveri" piuttosto che continuare a giocare sul piano tecnico
 
   preferito dagli avversari ?
 

 
   Mi rendo conto che queste vengono considerate "bestemmie tecniche" ma,
 
   mettendo da parte l'orgoglio, se il rugby continuerÓ su questo piano, e
 
   cioŔ dell'opposizione fisica uno-contro-uno fra colossi superman fisici
 
   e dotati di superiori skills e abilitÓ, per l'Italia sarÓ notte fonda,
 
   e scusate se faccio la cassandra.
 

 
   Un saluto a tutti.
 

 
   Luca
 

 



-------------- parte successiva --------------
   Purtroppo ci siamo gi├  al punto che tu paventi quando scrivi:

   "
    se il rugby continuer├  su questo piano, e
   cio├Ę dell'opposizione fisica uno-contro-uno fra colossi superman
   fisici
   e dotati di superiori skills e abilit├ , per l'Italia sar├  notte
   fonda, e
   scusate se faccio la cassandra. "

   Ho visto la partita Francia-Giappone in diretta e come ha riconosciuto

   il C.T. francese Guy il Giappone ha sviluppato un gioco molto, ma
   molto, veloce

   in attacco, che praticamente ├Ę quello che tu paventi, ma la velocit├
   dei

   giapponesi ha messo in crisi la difesa transalpina in due occasioni ed
   i

   figli del sol levante hanno infranto la linea di meta francese. Il
   Giappone ha imposto

   un ritmo forsennato alla gara e i galletti hanno reagito a fatica, le
   due mete

   giapponesi sono state segnate dopo che i francesi non avevano avuto il
   tempo

   per riposizionarsi. E' stata una bella partita che la Francia ha
   pareggiato con

   abbastanza fortuna in quanto l'ultima meta giapponese non ├Ę stata
   trasformata,

   mancavano pochi minuti alla fine.

   Quel che voglio dire ├Ę che quei 10 minuti di attacchi continuati
   dell'Italia contro

   il Sudafrica sono stati giocati ad un ritmo lento. Intanto Gori ha quel
   viziaccio del passetto in pi├╣,

   poi ├Ę stato spreciso nei passaggi: arrivavano al giocatore sempre
   all'altezza del collo

   e mai in avanti, per cui il giocatore ricevente doveva sempre fermarsi
   o rallentare,

   addirittura una volta Parisse ha dovuto pure saltare per prendere il
   pallone.

   Penso che la nostra squadra se vuole vincere qualche partita nel 6N
   debba aumentare molto

   di pi├╣ la velocit├  di gioco, il numero delle fasi ├Ę importante, ma
   se dai il tempo agli altri di

   ripiazzarsi non segnerai mai, nemmeno dopo 50 fasi.

   Contro l'Argentina, L'Italia ha retto finch├Ę loro non hanno pigiato
   sull'acceleratore,

   poi negli ultimi 20 minuti noi non abbiamo retto la loro velocit├  di
   esecuzione delle fasi

   di attacco e siamo schiantati. Questo si chiama ritmo di gioco. Se
   aumenti la velocit├

   di gioco, aumenti il ritmo ed allora possono bastare anche solo 10 fasi
   per mettere

    in crisi un avversario che gioca con meno velocit├  di te.

   Questo lo ha capito molto bene l'Irlanda che abbina alla velocit├  di
   gioco una

   touche bene organizzata ed una mischia potente.

   Un caro saluto da 14Cavallopazzo

     ----Messaggio originale----
     Da: lucaoliver63 a gmail.com
     Data: 27-nov-2017 9.51
     A: <rugbylist a rugbylist.it>
     Ogg: [RUGBYLIST] uno-contro-uno
     Cosa ne pensate dell'interpretazione delle nuove regole sui punti
     d'incontro (breakdown) che porta a sguarnire gli stessi e
     areinfoltire
     le difese in linea ? E' diventato un mantra di Vittorio Munari in
     telecronaca.
     Vedendo il ns attacco, intendo dell'Italia, andare a sbattere per 10
     minuti consecutivi contro lo difesa sudafricana poco oltre la linea
     dei
     22mt, non ho potuto non pensare alla teoria esposta da Vittorio
     Pepe,
     pragmatico tecnico veneziano, in un recente libro scritto a 4 mani
     con
     Luciano Ravagnani, su come "attirare" la difesa in un punto per poi
     attaccare su spazi sguarniti. Esattamente il contrario di quanto
     mostrato dall'Italia in quegli stoici, ma infruttuosi 10 minuti di
     attacco contro la trincea nemica.
     Mi chiedo: ha senso insistere nel cosiddetto "uno contro" quando i
     tuoi
     avversari sono palesemente superiori fisicamente e meglio preparati
     tecnicamente ? Non avrebbe pi├╣ senso puntare su quelli sono i tuoi
     strumenti "poveri" piuttosto che continuare a giocare sul piano
     tecnico
     preferito dagli avversari ?
     Mi rendo conto che queste vengono considerate "bestemmie tecniche"
     ma,
     mettendo da parte l'orgoglio, se il rugby continuer├  su questo
     piano, e
     cio├Ę dell'opposizione fisica uno-contro-uno fra colossi superman
     fisici
     e dotati di superiori skills e abilit├ , per l'Italia sar├  notte
     fonda, e
     scusate se faccio la cassandra.
     Un saluto a tutti.
     Luca
        Cosa ne pensate dell'interpretazione delle nuove regole sui punti
        d'incontro (breakdown) che porta a sguarnire gli stessi e a
     reinfoltire
        le difese in linea ? E' diventato un mantra di Vittorio Munari in
        telecronaca.
        Vedendo il ns attacco, intendo dell'Italia, andare a sbattere per
     10
        minuti consecutivi contro lo difesa sudafricana poco oltre la
     linea dei
        22mt, non ho potuto non pensare alla teoria esposta da Vittorio
     Pepe,
        pragmatico tecnico veneziano, in un recente libro scritto a 4
     mani con
        Luciano Ravagnani, su come "attirare" la difesa in un punto per
     poi
        attaccare su spazi sguarniti. Esattamente il contrario di quanto
        mostrato dall'Italia in quegli stoici, ma infruttuosi 10 minuti
     di
        attacco contro la trincea nemica.
        Mi chiedo: ha senso insistere nel cosiddetto "uno contro" quando
     i tuoi
        avversari sono palesemente superiori fisicamente e meglio
     preparati
        tecnicamente ? Non avrebbe pi├╣ senso puntare su quelli sono i
     tuoi
        strumenti "poveri" piuttosto che continuare a giocare sul piano
     tecnico
        preferito dagli avversari ?
        Mi rendo conto che queste vengono considerate "bestemmie
     tecniche" ma,
        mettendo da parte l'orgoglio, se il rugby continuer├  su questo
     piano, e
        cio├Ę dell'opposizione fisica uno-contro-uno fra colossi superman
     fisici
        e dotati di superiori skills e abilit├ , per l'Italia sar├  notte
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        Un saluto a tutti.
        Luca


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