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[RUGBYLIST] R: I: rugby situazionale: il pensiero di Villepreux!

Giovanni Ciraolo jxcira a tin.it
Gio 29 Ott 2015 23:36:40 CET


Il metodo Montessori ha i suoi sostenitori e i suoi avversari: non lo considero però un contenitore universale capace di incubare, sostituire o accelerare qualsiasi processo di insegnamento! Villepreux sarà pure creativo nei metodi, anche se il concetto di creatività non è univoco, ma non è certo lassista negli obiettivi! Quello che trovo interessante in lui è il fatto di porsi delle domande in apparenza quasi banali (perché una squadra non riesce ad utilizzare degli uomini, perché l’avversario riesce a posizionarsi in anticipo, perché non si cambiano scelte di attacco già concordate, come esplorare la parte più aperta del campo, vedi seconda linea di attacco)… ebbene aldilà delle facili battute le risposte a queste domande non sono mai del tutto semplici. Un conto è dire: questa cosa è così (metodo vecchie suore/righello: che pure ha dato nella storia i suoi risultati, ma attualmente non abbiamo bisogno di nuovi leader autoritari); altro conto è chiedersi perché la cosa è così, e quali potrebbero essere le conseguenze del fatto che la cosa cessi di essere così in particolari situazioni. In pratica: Villepreux applica il “se-allora” degli informatici e matematici (se e solo se!). Talvolta, in un insegnamento, si possono dimenticare 2 cose importanti: degli obiettivi misurabili da dare agli allievi, e una comprensibilità testata del proprio linguaggio di formatore. Talvolta gli allievi imparano molte cose ma sono incapaci di un feedback che li posizioni consapevolmente sulla curva di apprendimento. In Italia questo fatto viene peggiorato dalla minore attenzione dei bambini/ragazzi osservati in lezione rispetto agli altri paesi. Si agitano, cominciano a scherzare, diventano superficiali etc … insomma il maestro comincia toscanamente a ribollire! Sia Villepreux che (a maggior ragione) Montessori sono partiti da una conoscenza profonda della pedagogia e da come qualcosa inizi ad essere interessante o diventi presto insopportabile. Di loro si parla diffusamente anche nel management (l’universale pianificazione per obiettivi di Peter Drucker ha trovato forti sorgenti proprio in Maria Montessori). Davvero pensiamo di conoscere i bambini e lo sviluppo cognitivo meglio di loro? Ma perbacco, chi è in questa posizione merita almeno un doppio Premio Nobel!! Certi aspetti della pedagogia sono talmente sorprendenti che a volte mi fanno esclamare: ma come è possibile non averci pensato prima!? Talvolta un formatore può non accorgersi che sta complicando l’economia del suo linguaggio oppure non sta sviluppando le capacità critiche (sue comprese).

g.ciraolo          

 

Da: rugbylist-bounces a rugbylist.it [mailto:rugbylist-bounces a rugbylist.it] Per conto di Salvatore Messina
Inviato: giovedì 29 ottobre 2015 12:20
A: Rugbylist Rugbylist
Oggetto: [RUGBYLIST] I: rugby situazionale: il pensiero di Villepreux!

 

Finalmente qualcuno ha detto come stanno le cose!!!!!!

 

Come ho già avuto modo di dire, Villepreux portò il metodo Montessori nell'insegnamento del rugby contribuendo gettare le fondamenta del rugby moderno, che non aveva praticamente nulla a che vedere con quello praticato fino a quel momento. Un rugby, per intenderci, molto più vicino al XIII e VII come impostazione di gioco e formazione dei giocatori.

In quegli anni non solo lui ma tutta una corrente spingeva in tutti i campi il metodo di insegnamento che era innovativo, basato sulla libertà e creatività.

L'unico rischio del metodo sta nella preparazione del formatore. L'alunno cerca la strada da solo ma il formatore la conosce benissimo e stimola le correzioni di rotta.

In Italia il "metodo globale" (=Montessori) ha permesso nel rugby di far avviare allo sport molti più praticanti perché non prevedeva una particolare esperienza e base culturale ai formatori e non attuava una drastica selezione nei bambini meno "svegli".

Il sistema ha permesso anche l'ingresso nel percorso scolastico in quanto ausiliario del metodo educativo.

Una volta lanciato il metodo la federazione ha imposto gli obblighi delle giovanili dato che per allenarle bastava un corso di un paio di giorni in quanto il metodo funzionava da solo.

 

Cosa è successo? A parte i primi anni in cui i tecnici erano già competenti o avevano un bagaglio di esperienza di gioco di tutto rispetto, con il passare del tempo, per l'ovvia necessità di garantire tecnici per le giovanili, sono stati diplomati sempre più educatori che non avevano una visione chiara dell'obbiettivo finale del percorso tecnico ed applicavano il metodo globale fine a se stesso. Generando un circolo vizioso in cui tecnici "incompetenti" formavano giocatori "incompetenti" che a loro volta diventavano tecnici "incompetenti". Per incompetenza intendo la non conoscenza dell'essenza del gioco. Addirittura in Francia, dove il rugby è insegnato dai professori di educazione fisica, la competenza degli istruttori è di altissimo livello a livello di scienze motorie ma molti di essi non hanno un vissuto specifico per il rugby.

A questo punto un metodo per insegnare si è trasformato nel gioco stesso. Un gioco in cui saper passare bene, calciare o placcare non è fondamentale rispetto ai valori ed alla capacità di analisi delle situazioni. Siamo cioè efficienti ma non efficaci.

 

In soldoni... I nostri ragazzi a 13/14 anni sanno benissimo che risposta dare ad ogni situazione di gioco ma non sanno metterla in pratica perché primo non gli è stato insegnato e spesso perché non gli interessa. Per fare un paragone e come se io dicessi che a tutti piace andare in piscina a fare il bagno ma quando l'allenatore fischia e dice "adesso fate 10 vasche per ogni stile" è tutta un'altra minestra... 

 

Villepreux ha un bagaglio di esperienza di gioco e sa dove andare a parare, chi invece segue la formazione in Italia magari meno.

In ogni caso anche i francesi hanno capito che se il vertice rimane professionistico ad un certo punto il rugby educativo deve scindersi da quello agonistico. Se sia un bene o un male non mi esprimo ma rimane il dato di fatto....

 

Salvatore Messina

 

----- Messaggio inoltrato -----
Da: Luca Oliva <lucaoliver63 a gmail.com>
A: rugbylist a rugbylist.it 
Inviato: Domenica 25 Ottobre 2015 12:08
Oggetto: Re: [RUGBYLIST] rugby situazionale: il pensiero di Villepreux!

 

Mi spiace rispondere solo ora, ma non riesco a farlo in "tempo reale".
Il concetto di rugby situazionale è qualcosa che Villepreux aveva ben chiaro in testa, fin dal suo esordio alla guida della nazionale italiana (fine anni '70) e poi da coach di Treviso, come ben ricordato da Gian Domenico Mazzocato.
Nessuno qui svuole sminuire i concetti di Villepreux, e me ne guarderei bene, non vedo che titoli avrei per farlo, nè sottovalutare l'importanza che questi concetti hanno avuto nello sviluppo del rugby italiano e non solo.
Quasi tutti questi concetti sono stati interiorizzati dal rugby moderno, e basta guardare una qualsiasi partita di questo mondiale per rendersene conto.
Però, si faccia una riflessione: 
- se è vero che un pilone deve partecipare al gioco aperto, non dovrà forse avere nel proprio patrimonio tecnico un minimo di quegli skills necessari a garantire un gioco di movimento, quali: linee di corsa, visione laterale, passaggio dx/sx, capacità di giocare 2 vs 1, ecc. senza arrivare a delineare skills di maggiore specializzazione, quali movimento in seconda linea dì'attacco, ecc. ?
- se un trequarti centro deve entrare nei raggruppamenti, non dovrà forse avere una tecnica corretta di approccio al punto d'incontro (entrata dal gate, posizione delle spalle e del bacino, posizione di spinta, ecc.) ?
- dire che oggi il rugby non è un gioco specializzato è una falsità, e basta sempre guardare un pò di rugby internazionale per rendersene conto: oggi tutti i ruoli del rugby sono ad "alta specializzazione", dal pilone all'estremo
E quindi ?
Probabilmente è solo questione di interpretazione. Qualcuno, non so chi, non mi interessa, ed è certamente difficile andare a ripercorrerne le tracce, ad un certo punto ha preso una strada traversa, ha sbagliato indicazione al bivio, e si è impantanato in una strada senza uscita, con un bella sequoia crollata al suolo a impedire il cammino ...
Ha pensato che "gioco situazionale" volesse dire "no skills", e in tal senso ha improntato tutto il proprio cammino e la propria immpostazione teorica, con i risultati, mi peremtto di dirlo, che sono sotto gli occhi di tutti ...
Se poi continuiamo a produrre "gym monkeys", come argutamente detto da Vittorio Munari in un intervento in un noto blog rugbystico italiano, anzichè giocatori di rugby, che cosa ci aspettiamo ?
Il tempo per rettificare il tiro c'è sicuramente, basta rendersene conto e provvedere rapidamente ...

Ciao a tutti.
Luca Oliva 

Il 23/10/2015 16:29, Giovanni Ciraolo ha scritto:

 

Il termine “rugby situazionale”, o per dirla linguisticamente più corretta “rugby di situazione”, è stata anche una elaborazione sviluppata da Pierre Villepreux; data l’influenza che questo rugbista ha esercitato sulla nostra scuola tecnica italiana, credo che il suo pensiero sull’argomento (scritto da ultimo nel 2007 in prossimità della coppa del mondo in Francia) sia interessante e lo cito qui di seguito:

“Improvvisamente (n.d.r.: nei primi anni novanta) il rugby è cambiato. Cronologicamente, i primi frutti di queste innovazioni sono del 1995, durante la Coppa del Mondo in Sud Africa: gioco in movimento con sostituzioni di compiti tra avanti e 3/4. Mi ricordo che nel 1998, durante un allenamento a Narbonne con il quindici di Francia, abbiamo integrato con Jean-Claude Skrela questi giocatori distribuendo i cambiamenti. Di’ a un pilone di non incollarsi sistematicamente alla palla, ma anche di partecipare al gioco, e di’ anche agli estremi di raggiungere i raggruppamenti …. beh durante questa formazione i giocatori sono rimasti sorpresi. Ciò ha richiesto di modificare tutti i loro automatismi, le loro concezioni del gioco ed il loro ruolo. Tutti i sistemi offensivi e difensivi sono stati messi in discussione. Alcuni si chiedevano se fossero davvero fatti per questa nuova forma di rugby (n.d.r. : senza regole rigide e prefissate).
Durante la fase di competizione, l'attuazione del nuovo rugby non si perfezionava per il francese come per gli altri. Si avanzava a tentoni prima di ottenere uno progresso significativo. Due disegni di gioco si sono andati delineando. Nella prima versione, i lanci del gioco sono programmati, il che rende le cose più facili. Questo approccio è stato quello degli australiani, che avevano in testa fino a tre tempi di gioco con ruoli definiti per ogni giocatore. La seconda concezione lascia invece al giocatore l’abilità di posizionarsi sul terreno di gioco e di adattarsi all’andamento del match: si può parlare in questo caso di “intelligenza situazionale” cioè di una lettura di gioco superiore a quella tradizionale, e che richiede più riflessione. E 'stata questa la nostra condotta tattica (n.d.r.: della nazionale francese). Ma non iniziò nel 1998 o 1999. Lo Stade Toulousain l’aveva già sperimentata in precedenza. Questo rugby ha comportato una forte difesa capace di recuperare palla ma poi … con la palla in mano occorre fare anche le scelte giuste!… (n.d.r.: è forse quello che i francesi non sanno più fare adesso!). In Francia, penso che siamo sempre stati avanti nello sviluppo di questa capacità (n.d.r.: mai sopravvalutarsi!), che gli anglosassoni chiamano "stile francese". Secondo me, è qui che sono avvenuti i principali cambiamenti. La semifinale Francia-Nuova Zelanda (WRC 1999) è stata aneddotica al riguardo”.

g.ciraolo

    





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