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Reply: RI: Re: [RUGBYLIST] Considerazioni "europee"

gaetano.palmiotto a fastwebnet.it gaetano.palmiotto a fastwebnet.it
Mar 24 Ott 2006 13:04:26 CEST


Per la prima volta nella storia locale, il Cittadino di Monza è uscito oggi con foto gigante a colori ed editoriale dedicato al (mini) rugby nella prima pagina dell'inserto sportivo. Non ricordo a memoria una prima pagina non dedicata a calcio o F1 nella ns città dal Cittadino.
Richiamo in prima pagina anche su tutti gli altri giornali locali. Ovviamente portare 526 bambini in città, ha un effetto anche sui sonnolenti media brianzoli....
Speriamo che sia un segno dei tempi che cambiano e della maggiore attenzione per il nostro sport e non un fuoco fatuo



<----Messaggio originale:---->
Da:	antonio mangano <rugbylist-bounces a rugbylist.it>
Inviato:	martedì 24 ottobre 2006 11.35
A:     allrugby <allrugby a gmail.com>
Cc:      <rugbylist a rugbylist.it>
Oggetto: Re: [RUGBYLIST] Considerazioni "europee"

Quando la pallavolo è diventata per l'italia dopo il calcio il movimento 
sportivo più vincente in termini di nazionale ha avuto una grandissima 
spinta e grosso volano promazionale dalla nazionale. Quindi il campionato è 
cresciuto, e sono venuti anche i successi dei club nelle coppe. Successi che 
comunque portano sponsor ma sempre nell'ambito degli appassionati. Anche 
perché non mi pare di ricordare in tv recentemente una semifinale di C. 
campioni di pallavolo. Attenzione parliamo dell'Italia che sta alla 
pallavolo come NZ al rugby. La federazione deve supportare l'immagine dei 
club, ma quanto a sostenere economicamente i club nutro qualche perpelessità 
ed il rischio che i soldi finiscano per pagare l'italianizzato di turno è 
consistente. Certo i parametri sono alti, ma vale per tutti gli sport ma è 
l'unico modo per garantire una certa linfa a chi fa rugby giovanile.
----- Original Message ----- 
From: "allrugby" <allrugby a gmail.com>
To: <rugbylist a rugbylist.it>
Sent: Monday, October 23, 2006 10:06 PM
Subject: [RUGBYLIST] Considerazioni "europee"


Sono stati scritti fiumi di parole in relazione all'atteggiamento dei
club italiani nell'ambito delle coppe europee.
In quell'ambito, non ci può essere paragone.
Troppa la differenza di cultura, passione, pubblico, budget, per
reggere il confronto con club di provata solidità, anche se, ogni
tanto, il colpaccio di un'italiana  si avvera e fa notizia.
L'esodo dei ns. campioni all'estero è la conferma di un campionato
orfano di "schei", che, volente o nolente, sono la benzina del
movimento.
E' il cane che si morde la coda.
I campioni se ne vanno, il campionato svilisce, per far rivivere il
campionato c'è bisogno di quei campioni che, invece, ci lasciano, gli
sponsor svicolano constatando il mancato affare, i soldi mancano e ci
si arrangia come si può.
All'estero si riempiono gli stadi, non solo con la nazionale: in
Italia siamo ancora al pionierismo!
L'esodo dei ns. talenti va arginato.
La federazione, di concerto con i club, deve trovare una politica che
immetta nuova linfa nel movimento lasciando stare "la carega".
Ci vogliono scelte coraggiose, che premino le società che più
s'impegnano nella crescita e formazione di talenti; ci vuole una
promozione d'immagine, prima di tutto, dello sport in sè stesso, che
non prescinda solo dai soliti discorsi di "valori" - indubbiamente
sacrosanti - ma, molte volte retorici.
Marketing, studi di settore, accoglienza, disponibilità e possibilità
per far crescere i giovani garantendo loro tutte quelle necessità
imprescindibili da qualsiasi attività: lo studio ed il lavoro.
Organizzazione di campionati o tornei in linea con le aspettative dei
club e della nazionale.
E' dal 1989 che si continua con una formula di campionato ormai
logora, asfittica e flebile: perchè nessuno, in federazione, si è mai
fatto carico di studiare il fenomeno per cambiarne disposizioni e
regole, mentre continuiamo a documentare, tristemente, l'esodo in
massa dei ns. ragazzi migliori.
Certo, all'estero impareranno molto di più dandoci il modo di
sfruttare la loro esperienza a livello di nazionale. Ma siamo,
comunque, anche in questo caso, lontani dall'elite.
Facciamo in modo che si parli del ns. campionato, non solo per
ribadirne la pochezza.
Ai piani alti del palazzo del rugby italiano è tempo di svegliarsi, di
agire con coerenza seguendo serie pianificazioni pluriennali. Basta
con le avventure estemporanee e le dichiarazioni che, tanto, "tutto va
bene". Non è vero niente! Non va bene un bel niente.
Ricordiamocelo!
Vincere con la Scozia non significa nulla, se non c'è un serio,
sistematico e concreto piano per la ricrescita di tutto il movimento
rugbistico italiano.
Gli altri corrono: noi siamo ancora fermi al bar a bere lo spritz! In
attesa di ... di ...
Ciao.
Franco (TV)
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