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R: [RUGBYLIST] Bei tempi...

Massimo Gallo gallomassimo a iol.it
Mer 2 Lug 2008 14:34:38 CEST


Hai ragione non erano da buttare per carita’. Pero’ rimane il fatto che le
Zebre, i Dogi, il XV del Presidente, erano selezioni a se stanti. Buone per
gli almanacchi ma non per la crescita del movimento. Perché se cosi’ fosse
stato saremmo cresciuti in maniera tale da farci trovare pronti quando è
subentrato il professionismo. Forse qualche risultato positivo è stato anche
frutto della poca predisposizione delle Nazionali blasonate ad affrontare
una compagine di seconda fascia, come era considerata allora l’’Italia. E
cosi’ una partita brutta tutta cuore e grinta vinta con l’Argentina negli
anni ’70 veniva accolta come l’impresa del secolo. Non voglio sminuire
quelle imprese per carità, ma solo sottolineare che spesso le nostre
critiche sono frutto delle aspettative. Non ci bastano piu’ la sconfitta
onorevoli, non ci basta piu’ vincere, vogliamo primeggiare. Giusta
aspirazione ma nulla si crea dal nulla. Che il XV del Presidente negli anni
70 facesse tremare l’Australia, fondamentalmente al giorno d’oggi mi frega
poco. Preferisco la vittoria seppur raffazzonata contro l’Argentina che, pur
con i limiti di organico e di condizione del momento, rappresenta la terza
potenza mondiale. Diciamocelo chiaramente: la vittoria di Grebnoble è figlia
di quella mentalità. La Francia fece un mix tra Nazionale maggiore e
Nazionale A, si presentò con l’etichetta di seconda squadra, convinta di
fare un sol boccone di una squadretta di seconda fascia, e le prese di santa
ragione. Volevano dimostrare che pure con una seconda squadra ci battevano e
non meritavamo il Sei Nazioni, ottennero il risultato opposto. Ora non è
piu’ cosi’: il rispetto ce lo siamo conquistato. Tutti sono coscienti che se
fanno una partita mediocre rischiano di prenderle. L’argentina ha giocato
come il gatto con il topo, la strategia stava pure pagando, poi è uscito
Hernadez e il castello è crollato. Concordo sul fatto che c’erano giocatori
italiani di grande livello, ma quanti erano bravi a tal punto da essere
corteggiati da club di Nazioni rugbysticamente evolute? Gli stranieri veri
campioni sono venuti in Italia come fa ora Beckham che se ne va negli States
a fare il fenomeno. Finivano la stagione dell’emisfero Sud e venivano a
divertirsi in Italia. Ovviamente giocando al 50% delle loro potenzialità
facevano la differenza. Ma cosa hanno lasciato? Non molto se non l’idea di
un altro tipo di rugby possibile. Ora in Italia non viene piu’ nessuno per
tre  motivi. Il primo: non ci sono budget sufficienti. Il secondo: un
giocatore di seconda fascia australiano ha poco piu’ di un giocatore di alto
livello italiano, quindi per le societa’ il gioco non vale la candela.
Terzo: il campionato italiano di spettacolo ne offre poco, ma il livello
fisico di chi gioca in Top ten è cresciuto. Gli impatti sono massacranti e
nessun giocatore dell’emisfero sud viene ‘in vacanza’ in Italia. Non mette a
rischio la sua incolumita’ fisica, l’ingaggio a casa sua, e la carriera, per
puro divertimento. Ammesso che le societa’ di appartenenza siano disposte a
concedere nulla osta per farli giocare. Quindici anni fa era quasi un patto
non scritto: gioco con te ma poi a fine campionato mi lasci libero di
arrotondare lo stipendio. Correggetemi dove sbaglio ovviamente…

 

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