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R: [RUGBYLIST] 6 Nazioni

gallomassimo a iol.it gallomassimo a iol.it
Mar 3 Mar 2009 12:11:45 CET


Perdonami Salvatore, premesso che sono d'accordo con te, stai dicendo cose vecchie come il cucco. Piu' che altro mi soffermerei sui motivi che non hanno consentito e non stanno consentendo di giungere ad un professionismo maturo. E' proprio questo che vogliamo? E' su questo che abbiamo lavorato? Perchè non riusciamo a creare un movimento di professionisti? E' solo un problema di soldi? La federazione ha creato una struttura iperprofessionista, e non solo perchè ha soldi da spendere ma perchè è stata costretta. In list c'è Antonio Zibana che può testimoniare come 6 anni fa (quindi già nel sei Nazioni) lo staff azzurro era ridotto all'osso. Ora non è più così e non perchè c'è voglia di spendere ma perchè è necessario. Riportarndo il discorso sui club viene chiaro che uno staff di professionisti non serve. Fatta eccezzione per i top team, chi si sogna di spendere centinaia di miglia di euro per raggiungere risultati che comunque sarebbero raggiunti? A questo aggiungi che continuiamo a scontrarci con mentalità antiche (nessun giudizio per carità) legate al rugby romantico di una volta. Ognuno è libero di fare come meglio crede però poi non ci lamentiamo dei risultati. Vi siete chiesti perchè la Nazionale riesce a calamitare sponsor anche se perde e i club no? Puo' essere che il primo investimento le società dovrebbero farlo nel marketing e nella comunicazione? Se vogliamo crescere dobbiamo abbandonare l'idea del volontario/appassionato che spende il tempo libero per il rugby. Non è così che si fanno programmi. Se vogliamo crescere bisogna puntare il alto e non pensare a salvarsi in serie B o in serie A o in Top Ten... il minimo sindacale non serve a nessuno.  Aggiungo un'altra cosa. A mio avviso bisognerebbe anche rivedere il discorso campionati: chi vince e sale di categoria deve essere premiato in denaro non la coppetta del nonno. Un squadra di calcio di serie C di calcio se sale di categoria fa tombola. Una di rugby fa il botto perchè deve affrontare spese maggiori a fronte di nulla. Investire un milione di euro sui campionati non sarebbe cosa da poco. 250 per chi va in top ten, 200 per chi sale in serie A 100 per chi sale dalla B, 30 mila per chi sale dalla C... nulla per chi è in Top Ten visto che hanno già Heineken e Challenger che rappresentano obiettivi non solo sportivi ma anche economici,  ovviamente sono esempi... si puo' ritoccare anche al ribasso... ma un minimo di stimolo per investire ci deve essere... e poi bisognerebbe introdurre la Covisoc del rugby... chi non è in regola con i bilanci va fuori dal sistema altrimenti rischiamo di giocare in un sistema anomalo. Poche parole per buon intenditori!


----Messaggio originale----Da: totorugby a yahoo.itData: 03/03/2009 10.43A: <rugbylist a rugbylist.it>Ogg: I: [RUGBYLIST] 6 Nazioni -->-->

Attenzione!
Io non voglio colpevolizzare tecnici impreparati ma che ci mettono tanta buona volont&agrave; o sacrificio. Meno male che ci sono tanti ex giocatori, genitori o semplici appassionati che dedicano PRATICAMENTE TUTTO il loro tempo libero per insegnare ai ragazzi e, perch&egrave; no, ai neofiti adulti.
La preparazione e qualit&agrave; di un movimento dipende, come ho detto in precedenza, dal tempo cui uno pu&ograve; dedicarci.
Attualmente siamo al top. I risultati delle nazionali, dei clubs nelle coppe ed il basso livello (con troppi stranieri) del campionato d'eccellenza sono il massimo a cui possiamo aspirare. Parlando in termini di movimento e quindi programmazione. Poi come dice bene Fiorenza se sei un bravo cuoco con gli avanzi di pesce fai la bouillabaisse, se non lo sei li dai ai gatti (vero Mr. Mallett?)...
 
Tornando al discorso, per crescere, in uno sport professionistico che cresce anch'esso sempre pi&ugrave;, bisogna mettere mano al portafogli. Capisco che sia brutale ma &egrave; cos&igrave;. Un tecnico per fare bene deve dedicare molte pi&ugrave; ore alla sua attivit&agrave;. E per poter dedicare tanto tempo non pu&ograve; farlo nei ritagli di tempo. Nemmeno se &egrave; un insegnante di educazione fisica. Solo quando avremo un numero di praticanti elevato, tanto che in ogni provincia ci siano almeno una decina di squadre in serie C con giovanili complete, potremo permetterci che il tecnico dilettante alleni la squadretta amatoriale del paese (come avviene nel calcio o nel volley).
Molto si &egrave; fatto negli ultimi anni. Molti soldi sono stati spesi dalle societ&agrave; ma ancora siamo lontani. I nuovi tecnici giovanili, studenti o neolaureati in scienze motorie non hanno l'esperienza tecnica necessaria per insegnare bene. Occorrono anni di apprendistato per imparare il mestiere e non &egrave; nemmeno detto che se uno studia molto diventi un genio. Essere bravi dipende dalle capacit&agrave; di base, dall'impegno e dalla selezione: sei bravo quando sei migliore di un'altro. Questi nuovi tecnici, per la loro giovane et&agrave;, non possono nemmeno supplire alla carenza di tirocinio con l'esperienza sul campo da ex giocatori (che non &egrave; necessaria ma che diventa fondamentale se &egrave; l'unica esperienza del gioco).
 
In soldoni, una squadretta che voglia elevare il proprio livello di gioco avrebbe bisogno di almeno 12 tecnici professionistici (6 con esperienza almeno quinquennale e 6 che se la stanno facendo) per un totale di &euro; 200.000,00 circa!!!!!
E questo con contratti pluriennali (vale a dire a bilancio una media di &euro; 500.000,00).
Cosa ad oggi praticamente impossibile, se non per poche societ&agrave;.
 
L'obbiettivo Celtic &egrave; quello di cambiare radicalmente la struttura del nostro sport. Se vogliamo rimanere nel 6N le forze sportive devono necessariamente raggrupparsi verso poche realt&agrave; che abbraccino tutte le catergorie. Un esempio lampante viene da Viadana gi&agrave; da molti anni. Non possiamo pi&ugrave; permetterci centinaia di squadrette e squadroni in lotta per una effimera promozione. Come faccio io a insegnare ad un ragazzino i valori del rugby, la capacit&agrave; di lottare in campo per la propria maglia se poi, per permettergli di crescere, devo cederlo ad una altra societ&agrave; di serie A?
Se, invece, questo ragazzo provenisse da un vivaio di un club che milita in S10 ma che ha compagini minori fino alla serie C io potrei garantirgli un futuro sempre all'interno della stessa societ&agrave;.
Fino alla franchigia di Celtic ed alla nazionale. Permettendo ai migliori giovani di crescere man mano ritrovandosi con i propri compagni. Imparando a giocare insieme fin dall'U10!!!!!!!!!!
 
Come avviene in Galles, Irlanda ed Inghilterra, NZ e SA...
 
PEACE &amp; LOVE &amp; PLAY RUGBY 
Salvatore Messina


----- Messaggio inoltrato -----Da: "dalcol.p a toscoveneta.com" <dalcol.p a toscoveneta.com>A: Salvatore Messina <totorugby a yahoo.it>Inviato: Marted&igrave; 3 marzo 2009, 9:02:14Oggetto: RE: [RUGBYLIST] 6 Nazioni
Oltre ad essere d'accordo , aggiungo ( da ex giocatore e padre di un U 13 ) che la qualita' della base dipende anche dai tecnici .
Qualcuno "molto in alto " che ho incontrato tempo fa' durante un concentramento di minirugby mi ha detto che il piu' grande problema riscontrato con la crescita del numero di praticanti e' proprio quello dei tecnici preparati . Questo non vale tanto per le aree ad alta tradizione rugbistica ma per quelle , diciamo cosi' , di piu' recente formazione  .
Devo dire che e' proprio quello che vedo , dal mio punto di vista. Tanta buona volonta' ma .....
Se ci sara' la volonta' di affrontare l'annosa questione della formazione dei tecnici ( speriamo ) , non sara' comunque impresa facile . Proprio per i motivi da te esposti  .
Piero
 
 

-----Original Message-----From: rugbylist-bounces a rugbylist.it [mailto:rugbylist-bounces a rugbylist.it] On Behalf Of Salvatore MessinaSent: Tuesday, March 03, 2009 7:23 AMTo: rugbylist a rugbylist.itSubject: [RUGBYLIST] 6 Nazioni

1. Siamo entrati nel 5 nazioni semplicemente perch&egrave; il business non si poteva permettere che una nazionale stesse ferma mentre le altre giocavano. Noi eravamo e siamo gli unici in Europa a potervici partecipare.
2. A chiunque venga chiamato a gestire una squadra interessa poco o nulla di cosa sta sotto. Guarda i giocatori che ha a disposizione e cerca di farli giocare. A meno di non avere un contratto a vita o di allenare la squadra pi&ugrave; forte del mondo e, quindi, dopo quella attuale, non poter aspirare a nulla di meglio.
3. L'arbitro legge la partita come tutti. Se si dovesse fischiare tutto quello che si vede non si giocherebbero che 15 minuti a qualsiasi livello. L'arbitro interpreta ed &egrave; normale che una squadra alla frutta che utilizza tutti i mezzi per salvare il risultato venga penalizzata ad ogni minima occasione.
Fatte queste considerazione, devo dire che il movimento italiano di rugby &egrave; tutto scombussolato. Chiediamo maggiore gestione dei vivai e poi, quando torniamo nei nostri club, facciamo di tutto per tenerci i giovani pi&ugrave; forti a scapito della loro carriera. Quanti ragazzi non vanno alle selezioni giovanili perch&egrave; i loro presidenti non hanno tempo da perdere nell'accompagnarli?
Il problema del movimento non &egrave; il tecnico della nazionale (che al momento ha dimostrato, comunque, di non saper fare il suo lavoro) ma della mancanza di una gestione tecnica dei giocatori, che, non dimentichiamoci, sono l'unico materiale non sostituibile. Noi non siamo l'Inghilterra e non ci possiamo permettere la gestione separata di 3 nazionali (maggiore, emegenti ed U20) perch&egrave; i nostri campionati non preparano i giovani all'alto livello e sono troppo importanti per gli investimenti dei club per far fare esperienza ai giovani. Occorre uno staff preparato ed un programma di lavoro che tenga in alta attivit&agrave; e competitivit&agrave; tutti i 60 giocatori internazionale pi&ugrave; gli U20. Poi alla fine della settimana ognuno verr&agrave; dirottato verso la competizione adeguata alle proprie capacit&agrave;. E' fondamentale elevare il grado di concorrenza interna per poter mantenere alto lo spirito agonistico. Anche a costo di schierare un giovane inesperto ma motivato al posto di un "senatore" stanco e fuori forma. 
 
Per quanto riguarda "l'allargamento della base" &egrave; un obiettivo auspicabile ma rimane sempre una conseguenza di una buona gestione non il fine.
I numeri sono importanti ma &egrave; la qualit&agrave; che da sapore ai numeri freddi.
Selezionare solo i grandi e grossi indipendentemente dalle capacit&agrave; tecniche &egrave; una sciocchezza. Cos&igrave; come aumentare il numero di praticanti senza insegnargli a giocare.
Il livello tecnico ed affettivo nel gioco del rugby &egrave; notevolmente diminuito negli ultimi 10 anni. Molti ragazzi arrivano ai campi con negli occhi gli off loads di Ma'a Nonu ma non sanno passare la palla a pi&ugrave; di 5 metri. Il placcaggio alle gambe &egrave; quasi totalmente scomparso, figuriamoci quello d'impatto. Questo parlando solo dei praticanti veri in un contesto di aumento dei tesserati (che sono aumentati veramente, basta guardare alla miriade di nuove societ&agrave; sorte negli ultimi 5 anni).
 
Il rugby nazionale &egrave; frutto del rugby di base. Bisogna aumentare la qualit&agrave; della base per avere la quantit&agrave; e la qualit&agrave; del vertice.
Il problema &egrave; che questo dipende da noi, costa soldi e fatica, oltre a dover essere capaci di farlo. 
Quindi, da buoni italiani, troviamo mille scuse per non farlo, salvo poi criticare i nostri digenti nazionali.
 
PEACE &amp; LOVE &amp; PLAY RUGBY 
Salvatore Messina

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