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[RUGBYLIST] Qualche riflessiona sul mondiale: gli AB!

Giovanni Ciraolo jxcira a tin.it
Lun 2 Nov 2015 15:58:46 CET


Alla fine questo mondiale ha parlato All Blacks. Forse niente di nuovo sul piano tecnico, ma rimane eccezionale la prestazione di una squadra che continua ad essere diversa da tutte le altre. Perché è così diversa? Il fatto che gli AB come loro psicologia primaria assoluta si migliorino continuamente ed esigano di continuare a farlo, un tema sviluppato diffusamente dall’articolo di oggi di Paolo Ricci Bitti sul Messaggero, è sicuramente una prima importante spiegazione. Ma com’è possibile andare così oltre? La Nuova Zelanda, con soli 4 milioni di abitanti, è un paese legatissimo all’Australia (con popolazione di oltre 20 milioni) sul piano economico, eppure sforna campioni su campioni contro ogni analisi demografica: tra l’altro, vanno forte anche nella vela, come Luna Rossa constatò nel 2000. Come si spiega questa tradizione degli AB? In realtà sono partiti dopo diversi altri nel rugby. Austeri, coraggiosi, forse oggi stanno anche perdendo la loro timidezza iniziale. Tra i boccali di birra di Sydney o Brisbane adesso sarà molto più difficile ironizzare sui vicini kiwi (3 ore e mezzo di aereo separano l’Australia da Wellington), e sui loro costumi quasi incomprensibili. Certo l’Australia ci ha provato fino in fondo: nello scorso agosto aveva prevalso; ma allora gli AB erano incappati in errori incredibili contro una difesa che in assoluto è quella che monta più velocemente! Questa volta l’Australia ha dato l’impressione di non potere andare oltre. Perlomeno, non in questa occasione. Nel loro terzo successo mondiale gli AB hanno dominato in tutto, nei tempi forti ed in quelli meno intensi di ogni incontro, in mischia e in conquista, risultando anche intercambiabili per esempio tra apertura in ruck ed estremo : sono stati impressionanti nel decomporre in fase finale un attacco fino ad oggi strabiliante come quello australiano. Le strategie di Cheika (trainer australiano), tra cui quella di scavalcare le ali avversarie e di sfruttare ogni tic di spostamento di Carter sono risultate presto spuntate: eppure l’Australia sa andare controcorrente in difesa (per esempio nello schieramento del centro e del mediano di mischia); ma in realtà, aldilà dei valori tecnici, un match di finale fa sentire i due attori che lo disputano un po’ fuori dal mondo. Vince chi dei due è consapevole di dover ritornare sulla terra. E sono gli AB che hanno colto il momento e che si sono impossessati presto di sé stessi. Ancora una volta. Nelle foreste della Nuova Zelanda il canto della notizia si sta forse diffondendo. Ogni albero l’ha appresa e forse sta vibrando di haka! 

g.ciraolo      

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