Phil Bennett

Cuore gallese

“Guardate cosa hanno fatto al Galles questi inglesi bastardi. Hanno preso il nostro acciaio, la nostra acqua, il nostro ferro. Comprano i nostri cavalli per divertirsi quattro giorni ogni 12 mesi.
Che cosa ci hanno dato in cambio? Assolutamente nulla. Siamo stati espropriati, derubati, controllati e puniti dagli inglesi. E noi giochiamo contro di loro questo pomeriggio.”

(Phil Bennett ai compagni, prima di entrare in campo contro gli inglesi nel 1977).

Con le sue magie Phil Bennett ha incantato tutti i tifosi di rugby degli anni settanta e si è aggiunto a quella “combriccola” di leggendari numeri 10 che il Galles da sempre riesce a sfornare. Fisico eccezionale, dotato di una corsa caratterizzata da un micidiale cambio di passo e da devastanti finte e controfinte, con uno stile di esecuzione unico e una rara capacità di scardinare le difese avversarie con il gioco al piede, Benny è stato un più che degno successore del “Re” Barry John nel cuore della nazionale in maglia rossa.

 

Philip Bennett è nato il 24 ottobre 1948 a Felin Foel, un piccolo villaggio vicino a Llanelli. Giocatore proprio del Llanelli dal 1966, ha debuttato per la nazionale gallese il 22 marzo 1969, a 20 anni, giocando a Parigi contro la Francia una gara finita 8 a 8. Durante quella partita Phil ha ottenuto anche un record singolare: è stato il primo giocatore ad entrare in campo per sostituire un compagno quando ancora le sostituzioni non esistevano.

Quell’anno il Galles ha vinto il Cinque Nazioni e Phil era schierato in campo come estremo, e a volte anche come centro: non per niente la sua autobiografia è stata intitolata “Ovunque per il Galles”.

 

Solo nel 1972, quando King John si è ritirato, Bennett ha finalmente potuto prendere posto in mezzo al campo con il numero 10. Grande corridore e splendido kicker, non ha fatto mai rimpiangere il suo illustre predecessore. A ottobre, tanto per citare un esempio eclatante, grazie ad un suo stupendo calcio tattico il Llanelli ha intascato una vittoria storica per 9 a 3 contro gli All Blacks, che si trovavano in tournée in Europa.

 

A gennaio dell’anno seguente la rivincita. Gli All Blacks di Kirckpatrick hanno sfidato la maggior parte dei giocatori di quel Llanelli, che per l’occasione indossavano la maglia dei Barbarians. Bennett è stato il catalizzatore per la meta di Gareth Edward, che gli intenditori ancora oggi considerano la più bella di tutti i tempi. Raccolta la palla nella propria 22 Phil, anziché calciarla in touche, ha superato con le sue finte quattro giocatori avversari prima di passarla a JPR Williams, il quale l’ha spedita a Pullin. E poi, velocissima sulla fascia sinistra, è passata fra le mani di Dawes, di David e di Quinnell. Quest’ultimo ha provato a lanciarla a Bevan, ma è arrivato prima Edwards che l’ha fatta sua e non l’ha più lasciata se non per schiacciarla oltre la linea di meta, dopo avere evitato due tentativi di placcaggio. Forse, se Benny avesse dato retta alla testa anziché al cuore e avesse buttato l’ovale in touche, quel giorno non si sarebbe fatta la storia.

 

La forma eccelsa di Bennett ha fatto si che si guadagnasse la maglia dei British Lions per il tour in Sudafrica del 1974. Erano i leoni del coach Syd Millar e del capitano Willye John McBride, ed era la tournée che sarebbe diventata famosa per le numerose risse e per la chiamata del “Code 99”, con la quale i britannici intendevano difendersi (e vendicarsi) dalle provocazioni degli Springboks. La serie è stata vinta dai rossi con 3 vittorie ed un pareggio e Phil Bennett, con 103 punti segnati, è stato la vera stella del tour. La sua meta dopo una corsa di 50 yards nella seconda gara disputata a Pretoria e vinta 28 a 9, è ancora oggi considerata come uno dei supremi gesti atletici di questo nobile sport.

 

Tuttavia essa non ha potuto assicurargli un posto fisso nella squadra gallese. Il tasso di disoccupazione che in quel periodo imperava nel suo Paese ha costretto Phil a prendere in considerazione la prospettiva, nella stagione successiva, di emigrare.

Nel 1975, Phil fu quindi inizialmente lasciato fuori rosa, per poi giocare per intero solo la partita contro l’Irlanda e qualche minuto contro la Scozia.

 

Per sua buona sorte, e per quella del rugby, una combinazione fortunata di fattori lo ha visto riguadagnare il suo posto fra i dragoni nel 1976, e subito li ha spinti alla vittoria del Cinque Nazioni con tanto di Grande Slam.

 

Nel 1977, è diventato capitano dei Lions, dopo avere giocato da skipper anche con il Galles per tutta la stagione. Quel tour in Nuova Zelanda però è stato amaro e deludente, con la serie persa per 3 a 1 e un Bennett a cui è venuta meno la fiducia in se stesso. Un uomo segnato quindi, che non è riuscito a raggiungere le vette della tournée del ‘74, nonostante ancora una volta avesse segnato più di 100 punti.

 

Phil si è ritirato dal rugby internazionale nel 1978, dopo avere condotto la sua squadra a vincere un altro Grande Slam. La sua ultima gara, ancora contro la Francia, è stata giocata il 18 marzo di quell’anno e si è conclusa 16 a 7 per i rossi.

 

In totale ha realizzato 26 caps e segnato 166 punti per il Galles e 8 caps con 44 punti nei test match dei British Lions. Ha vinto 6 Cinque Nazioni, 3 dei quali con Grande Slam.

 

Nel 1981 ha detto addio anche al Llanelli e quindi al rugby giocato.

 

Nel novembre del 2005, Phil Bennett è stato finalmente ammesso nella International Rugby Hall of Fame.

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