Tim Horan

Talento puro

(Dedicato a Franco Meneghin perché…..non gli ho mai dedicato alcun articolo e mi sembra un modo simpatico per ringraziarlo della sua disponibilità. Spero solo che abbia apprezzato questo giocatore talentuoso) 


Nel corso della sua storia rugbystica ultracentenaria l’Australia ha prodotto molti grandi centri, tra i quali mi piace ricordare Cyril Towers, John Brass, Geoff Shaw, Andrew Slack e, colui che secondo me è stato probabilmente il migliore del lotto, Tim Horan. Attraverso undici anni di carriera in maglia gialla questo talento puro si è guadagnato 80 caps con 30 mete segnate, ha vinto 4 volte la Bledisloe Cup e, soprattutto, è diventato per due volte campione del mondo. Horan, che inizialmente si era fatto un nome grazie alla solidità in difesa e all’abilità di attaccare la linea del break, col tempo è diventato anche un formidabile playmaker, tant’è che, oltre che come centro, da allora ha spesso giocato anche nel ruolo di mediano di apertura. Da segnalare inoltre che ha ottenuto pure un cap giocando all’ala.

 

Questo poliedrico giocatore è nato a Darlinghurst, nel New South Wales, il 18 maggio 1970. La sua carriera nel rugby è cominciata al Toowoomba’s Downlands College, sotto la guida dell’inglese John Elder. Correva l’anno 1987, senza dubbio uno dei migliori per quella squadra studentesca che non ha subito sconfitte per tutto l’arco della stagione. Quel team, oltre a Horan, presentava fra le sue file alcuni futuri wallabies come Brett Johnston, Brett Robinson e Peter Ryan.

 

Lo stile di gioco e il fisico compatto avrebbero fatto di Horan l’atleta ideale per la Rugby League, ma nonostante le numerose offerte egli ha preferito giocare per il rugby XV. Il debutto in nazionale è avvenuto contro la Nuova Zelanda, ad Auchland, il 5 agosto 1989. La partita è stata persa 24 a 12, ma lui si è guadagnato il rispetto del pari ruolo avversario, il grande Joe Stanley. Dopo la partita, infatti, Stanley gli ha regalato la sua maglia nera, consentendo però al ragazzo di tenere la propria come ricordo del primo cap.

Nella seguente prova, contro la Francia il 4 novembre a Strasburgo, Tim è stato raggiunto in nazionale dal suo amico d’infanzia Jason Little. I due diciannovenni hanno compiuto una partita superba, prima snaturando tutti gli attacchi portati da Philippe Sella e Frank Mesnel con una difesa rocciosa e poi, combinando fra loro, hanno messo in condizioni Horan di segnare le sue due prime mete in maglia gialla. Dopo la vittoria, durante il terzo tempo, entrambi i giocatori sono stati “costretti” con una finta cerimonia a giurare che non avrebbero mai firmato per la Rugby League. Il binomio, di fatto, sarebbe durato per molti anni ed è stato uno dei principali artefici del successo della nazionale australiana negli anni novanta.

 

Il primo grande banco di prova per i due fenomeni è stata la Coppa del mondo del 1991, quando hanno dimostrato di essere una componente fondamentale per la nazionale in giallo. Tim ha marcato quattro mete, tra cui una molto bella contro la Nuova Zelanda durante la semifinale. La segnatura è arrivata nel primo tempo, quando un pallone calciato dall’estremo Marty Roebuck è stato raccolto da David Campese, il quale ha ingannato con le sue finte parecchi difensori prima di scaricarlo a Tim che ha raccolto il passaggio sopra la spalla e si è lanciato oltre la linea. L’Australia ha vinto la partita 16 a 6, ma è stata l’abilità in difesa, sempre di Horan, che ha fatto la differenza in quel torneo, soprattutto nella finale contro l’Inghilterra. I Wallabies, ormai lo sappiamo, hanno condotto in porto un meritato 12 a 6 col quale hanno potuto sollevare al cielo di Londra il Webb Ellis Trophy.

 

Nel 1992 Helmet, questo il soprannome con il quale i compagni chiamavano Horan a causa della sua pettinatura, ha continuato nel suo stato di grazia con alcune prestazioni di notevole caratura in Bledisloe Cup, dove ha marcato una grande meta nella prima gara.

Tuttavia l’apice è stato raggiunto nella partita giocata contro il Sudafrica a Cape Town. A pochi minuti dalla fine egli ha praticamente danzato sulla sua linea di difesa quindi, con un pick and go ha lanciato se stesso percorrendo metà della lunghezza del campo, sino ad essere placcato dalla leggenda Springobok Danie Gerber. Dalla conseguente ruck è uscito l’ovale per Campese, che è andato oltre la linea per la sua cinquantesima meta in carriera.

 

La stagione 1993 i Wallabies hanno perso la Bledisoe, ma si sono rifatti sconfiggendo 2 a 1 il Sudafrica arrivati in Oceania per una tournée. Dopo aver perso la prima partita a Sidney per 19 a 12, i canguri sono stati in grado di rifarsi nelle due gare successive della serie, vincendo rispettivamente per 28 a 20 e 19 a 12.

 

Nel 1994 Tim è stata sul punto di mettere la parola fine alla sua carriera internazionale, in quanto ha subito una grave lesione al ginocchio in una gara del Super 10 con i Queensland. Ironia della sorte Jason Little, la cui carriera ha corso in parallelo con quella di Horan sino dai tempi della fanciullezza, è stato ferito nella stessa partita, anche se in modo meno serio. L’intervento chirurgico al quale Tim è stato sottoposto si è rivelato particolarmente complesso e delicato avendo coinvolto sia la rotula sia il sostegno dei legamenti. Le previsioni dicevano che egli non avrebbe mai più potuto giocare a rugby; ma mesi di riabilitazione, unita alla sua ostinazione, hanno fatto sì che riuscisse in una sorprendente guarigione.

C’è voluto più di un anno, ma alla fine è tornato in campo con la maglia dei canguri in una partita contro il Canada valida per la Coppa del Mondo del 1995. In quella competizione Horan ha poi disputato altre due gare, compreso il quarto di finale contro l’Inghilterra, anche se le sue performance sono state comprensibilmente inferiori a quelle pre-infortunio.

 

Tim è comunque tornato in ottima forma nel 1996, quando ha segnato quattro mete nel primo Tri Nations, aiutando l’Australia a battere il Sudafrica a Sydney 21 a 16, appena una settimana dopo la brutta sconfitta per 43 a 6 contro la Nuova Zelanda.  Purtroppo sarebbe stata quella l’unica vittoria dei gialli nel torneo.

Alla fine dell’anno, il 1 dicembre, Horan ha anche avuto l’onore di indossare per una volta la fascia di capitano contro il Galles a Cardiff, dove i canguri hanno vinto 28 a 19. In quel tour europeo i Wallabies hanno disputato 12 match vincendone 11: l’unica sconfitta è arrivata contro la selezione dei distretti scozzesi. I test match, tutti vinti, sono stati giocati contro Italia, Scozia, Irlanda e, appunto, Galles.

 

Nel corso del 1997 Tim Horan è stato spostato da centro a mediano di apertura dall’allora allenatore Greg Smith. I traguardi raggiunti nella stagione da Tim sono stati il suo cinquantesimo caps e la vittoria in un test contro la Nuova Zelanda a Christchurch, mentre nella partita seguente, contro l’Inghilterra, ha segnato una meta con la quale è diventato il sesto giocatore australiano a raggiungere i 100 punti.

Egli ha quindi saltato diversi test a causa di un pollice fratturato, in questo modo si è risparmiato l’orrore del 61 a 22 con il quale i Wallabies hanno perso nel Tri Nations contro il Sudafrica a Pretoria. Una batosta che è costata il posto a Smith.

 

Tim è guarito in tempo per accodarsi al tour del Regno Unito e in una gara contro l’Inghilterra a Twickenham, ha dato uno dei suoi spettacoli migliori di sempre, lanciando prima Ben Tune e poi George Gregan a marcare una meta a testa.

 

Nel 1998 l’Australia ha dimostrato una rinnovata determinazione nello sforzo di tornare al vertice del mondo ovale. Ha iniziato l’anno con uno spettacolare 76 a 0 ai danni dell’Inghilterra a Twickenham, una gara in cui Tim ha marcato due mete e che ha segnato la peggiore sconfitta di sempre per il XV della Rosa. Egli ha poi contribuito a far vincere alla sua squadra la Bledisloe Cup, battendo gli All Blacks sia a Melbourne (24 a 16) sia a Christchurch (27 a 23).

Purtroppo per loro il Tri Nations è finito nella bacheca del Sudafrica, che ha portato a termine il torneo con tutte vittorie.

 

È stato comunque nel 1999 che i Wallabies hanno raggiunto la vetta più alta, conquistando la loro seconda Coppa del Mondo.

Per buona del torneo Tim ha saputo dettare il ritmo e le modalità del gioco dei gialli. Nella prima partita, giocata contro la Romania (57 a 9), ha segnato una meta dopo soli 92 secondi dal fischio iniziale, mentre nella successiva contro l’Irlanda (23 a 3) il ventinovenne trequarti centro è stato eletto Man of the Match.  In semifinale, contro il Sudafrica, ha giocato nonostante un problema dovuto ad un virus intestinale, sciorinando una gara capolavoro e risultando determinante per il 27 a 21 con cui la sua squadra ha vinto nei supplementari.

La finale, giocata a Cardiff il 6 novembre, ha visto gli australiani uscire vittoriosi col risultato di 35 a12. Tim Horan,  Jason Little e John Eales, erano gli unici superstiti della squadra che ha vinto la Coppa nel 1991.

Alla fine Horan è stato giustamente eletto miglior giocatore del torneo e, oltre al Top World Cup Player, ha ricevuto anche un premio in denaro pari a 2500 sterline che ha donato in beneficenza.

 

Dopo il mondiale Tim ha annunciato che avrebbe portato a termine la stagione 2000 e poi si sarebbe ritirato. Tuttavia le sue presenze sono state limitate da un incidente, e l’ultima partita è stata quella del 17 giugno a Brisbane, contro l’Argentina, dove i Wallabies hanno vinto per 53 a 6.

Horan ha continuato comunque a giocare a livello di club dopo la firma con i Saracens in Premiership Inglese, e ha anche iniziato una nuova carriera come giornalista.

 

Tim, che ha tre figli ed è sposato con Katrina, è molto sensibile alle opere di beneficenza. È ambasciatore per l’associazione della Terapia del dolore spinale, un compito che lo porta nelle scuole a parlare con i bambini per quanto riguarda la prevenzione delle lesioni del midollo spinale. Oltre a questo, è anche ambasciatore di Aunties and Uncles, un’organizzazione senza scopo di lucro che offre amicizia e sostegno ai bambini senza famiglia.

Insomma, un campione vero e non solo in campo.

 

Giada

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