Dal Gazzettino (2.6.2008)

SEMIFINALE SCUDETTO Monigo ancora una volta inviolabile e grande festa
per i tremila tifosi veneti – La via del Munster e gli elefanti di Annibale – Dallaglio con i Wasps punge anche all’addio. Mirco e Masi in meta – Intoppa a Treviso, i Dallan a Venezia, Parma soffia Giazzon a Rovigo – Ghiraldini con lo scudetto cerca la stagione perfetta – IL GIALLO

SEMIFINALE SCUDETTO

Monigo ancora una volta inviolabile e grande festa per i tremila tifosi veneti – Sabato a Monza la sfida scudetto col Calvisano

Un guizzo di Williams manda la Benetton in finale

Brivido nel finale: con una meta tecnica e un piazzato di Pilat il Montepaschi si era portato al – 4, lo stesso risultato dell’andata

Treviso
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Sarà Benetton-Cammi la finale scudetto di sabato a Monza, una finale
già vista. Treviso e Calvisano si affronteranno infatti per la sesta
volta, la prima esattamente 7 anni fa, il 2 giugno 2001. Il Veneto, ma
soprattutto il Benetton, ancora una volta non si sono smentiti. In 21
finali, compresa la prossima, ben 18 volte almeno una squadra della
nostra regione è approdata alla partita che conta. Treviso, dunque, ce
l’ha fatta a rimontare il – 4 scaturito dopo la semifinale di garauno.
Il Benetton sarà dunque alla 18. finale, sesta consecutiva. Dopo 5
finali con Craig Green come condottiero, anche il Benetton nuovo corso
di Franco Smith ha raggiunto l’obiettivo finale scudetto.

Una finale raggiunta dopo 80′ al cardiopalma, una finale agguantata
per i capelli al 44′ della ripresa grazie ad una prodezza di Williams.
Una finale che sembrava cosa fatta ad un quarto d’ora dalla
conclusione con Treviso avanti 25-11, ma il vantaggio biancoverde si è
assottigliato in 3′ anche perché De Santis ci ha messo del suo,
fischiando una meta tecnica affrettata e dando un penalty ai mantovani
con un chiaro fuorigioco di Bezzi. Ma tant’è. Viadana si è portata
sotto di 4 punti, lo stesso divario col quale aveva vinto garauno, ma
per il numero di mete sarebbe approdato in finale. Una mazzata per il
Benetton che però non ha mollato e quando ormai si profilava l’ultima
azione di gioco ci ha pensato Williams a far morire le speranze
ospiti, una meta delle sue, un guizzo appena fuori dei 22 mantovani,
un altro poco fuori dell’area di meta e poi il tuffo tra la gioia
degli oltre 3.000 tifosi di Treviso.

La partita era iniziata con un Benetton determinato e un Montepaschi
nervoso. Treviso ha la possibilità subito di scappare, Goosen però non
è preciso, segna 2 piazzati su 3 e dopo un quarto di gara il Benetton
è avanti 6-0. Una partita molto tattica ma in questo frangente c’è
spazio anche per un paio di occasioni da meta che però Treviso non
sfrutta. Viadana attende, fa poco o nulla ma alla prima occasione
dimezza il divario. Gli ultimi istanti sono i più difficili del primo
tempo per Treviso e poco prima del 40′ Howarth impatta. Tutto da
rifare, ma prima dell’intervallo ancora Goosen mette tra i pali il
pallone del 9-6.

Nella ripresa Treviso si fa più intraprendente e dopo 120 secondi va
in meta. E’ Williams a propiziare l’azione con un paio di serpentine e
Mulieri finalizza. Prima del quarto d’ora Treviso segna ancora. E’
tutto il pack ad andare in meta e Vidal tocca per ultimo. Il vantaggio
è buono ma il tempo che manca è tanto. Anzi a metà ripresa Sole segna
la prima meta ospite e la partita torna in equilibrio, 19-11. Un
equilibrio che Marcato spezza nuovamente con 2 piazzati che scavano un
nuovo solco, 25-11. Partita finita? Assolutamente no e negli ultimi
minuti succede quanto già raccontato.

Ennio Grosso

 

La via del Munster e gli elefanti di Annibale

Il Munster è una provincia che per condizioni economiche, tradizione
di gioco e passione popolare sta all’Irlanda come Rovigo al Veneto.
Due sabati fa si è ripresa lo scettro europeo in un Millennium Stadium
che era tutto un ribollire di canti e colori della famosa "Red Army",
la dilagante tifoseria mobilitatasi con treni, aerei e una
interminabile colonna di camper. Dicono che a Limerick la scorsa
settimana ci sia stato un calo di produttività enorme a causa delle
numerose assenze dal lavoro per festeggiamenti e postumi vari.
Una squadra che ha radici in un ambiente del genere, dove quelli della
mischia, quando gli chiedono cosa fanno, non dicono «gioco a rugby» ma
«sono un avanti del Munster», non può aver vinto la Heineken Cup per
le bizze del fato o solo per un dettaglio. Certo i dettagli hanno
pesato in una finale decisa di misura (16-13). E i sonni dei tolosani
sono ora turbati dal facile piazzato sprecato da Elissalde al 5′, dal
drop che lo stesso mediano di apertura ha ciabattato fuori al 12′ dal
limite dei 22 metri, dal giallo rimediato scioccamente dal vecchio
capitano Pelous per un calcio sul sedere a Quinlan. Senza contare il
penalty decisivo fischiato allo stesso Pelous sul punteggio di 13-13
per non aver liberato subito la presa sul placcato. Ma i dettagli non
spiegano tutto.

Lo Stade Toulousain è un monumento al gioco moderno. I francesi prima
della finale (la quinta in Coppa Europa, tre vinte) hanno sottolineato
che quella tolosana è una scuola, non un banale metodo di gioco. Nella
"ville rose" non conta solo vincere ma anche il modo: muovendo le
difese con passaggi alla mano, ritmo, fantasia, cercando di evitare le
fasi a terra che rallentano l’attacco. Si va negli intervalli, si
alternano gli assi di gioco e le sue forme. Dice Patrice Lagisquet che
a caratterizzare il gioco dei rossoneri non è tanto la qualità delle
azioni quanto la loro frequenza. Si dice anche, scomodando la rima:
"gioco alla mano, gioco tolosano". Ma a Cardiff per segnare una meta
hanno dovuto ricorre a una sequenza di soli passaggi al piede: un
calcio a scavalcare e uno radente di Heymans seguiti dall’assist di
sinistro di Jauzion per il tuffo di Dunguy. Verrebbe da parafrasare:
"gioco di piede, gioco che conviene".

Forse anche la frequenza della qualità, nel senso che le attribuiscono
a Tolosa, è stata eccessiva per una finale. A vincere è stato invece
il rugby a bassa frequenza estetica. Basato su un pack solido, una
touche imperiosa dove O’Callaghan e soprattutto il capitano O’Connell
(strepitoso anche attorno alla mischia sia palla in mano che in
sostegno) hanno destabilizzato la piattaforma d’attacco francese
mettendo per contro O’ Gara nelle condizioni ideali di gestire il
gioco. Non è che gli irlandesi non sappiano divertire: la loro linea
d’attacco con Tipoki, Mafi e l’ala black Howlett è anzi da sballo. E
ha mancato una meta di gran classe su uno splendido break di Tipoki a
causa di un leggero passaggio in avanti. Ma la scelta per battere la
difesa tolosana è stata un’altra. Quella del combattimento, dei pick
and go, del gioco a corto raggio. Leamy ha segnato in questa maniera,
dopo aver mancato di un nulla una meta simile.

Un registro accentuato negli ultimi 20 minuti, quando il Munster ha
difeso l’esile vantaggio ruminando rugby con una lunga conservazione
sconfinata nella melina che ha nascosto la palla alla squadra di
Novés. A ciò si aggiunga l’efficacia fondamentale della difesa
rovesciata, che a tratti diventa "rush defence", messa a punto
quest’anno da Tony McGahan e capace di dare una dimensione
supplementare agli irlandesi, con il centro esterno a tagliare i
collegamenti con l’ala.Un gioco forse a bassa frequenza spettacolare,
ma ad alta qualità di contenuti e di intelligenza tattica. Un buon
rugby. Con un mentale straordinario. E pazienza se a qualcuno non
piacciono le vittorie ottenute con gli elefanti di Annibale. Oggi, per
tanti motivi, la tendenza è questa. Non a caso Declan Kidney lascia il
Munster per allenare l’Irlanda. E non si tratta di un dettaglio.

 

Dallaglio con i Wasps punge anche all’addio.

Mirco e Masi in meta

BIARRITZ SPERA -A 2 turni dal termine del Top14 lo Stade Français
(Parisse ultimi 15′) stacca il biglietto per le semifinali vincendo
44-15 col Castres grazie, in meta Mirco Bergamasco entrato a 10′ dal
termine. Christophe Dominici ha annunciato che lascerà l’attività a
fine stagione. Il Biarritz (Masi in meta al 25′) con il successo 30-10
contro il Bourgoin spera di agguantare l’ultima piazza utile per i
playoff. Molto dipenderà dal recupero di domani, Perpignan e Tolosa.
Un’eventuale vittoria dei catalani renderebbe vana qualsiasi speranza
dei biancorossi. Cadono il Tolosa a Brive 15-12 e il Clermont a
Montauban 18-16. Ad Albi sabato manifestazione per le strade di oltre
1500 persone per sostenere il club in grave crisi finanziaria che
rischia la retrocessione in ProD2.

SETTIMO CIELO -A Christchurch i Crusaders hanno vinto la finale del
Super14 superando 20-12 i Waratahs. Per i rossoneri e il flanker
Reuben Thorne è il settimo titolo vinto, quinto personale per il ct
Robbie Deans che lascia per andare ad allenare l’Australia.

CIAO LAWRENCE -Quarto titolo in sei anni per i Wasps che nella finale
di Premiership a Twickenham battono 26-16 i Leicester Tigers
nonostante l’assenza di Cipriani. Due mete nel primo tempo di Lewsey e
Rees e la precisione di Van Gisbergen consegnano la coppa nelle mani
di capitan Dallaglio che ha annunciato il ritiro dalle competizioni
dopo 18 anni e 339 partite con i gialloneri.

TORNA MONTY -L’estremo campione del mondo Percy Montgomery al termine
del Top14 lascerà il Perpignan per fare ritorno a casa. Ha firmato
fino a maggio 2009 per Western Province, selezione provinciale che ha
fornito 10 giocatori al gruppo degli Springboks nominati in settimana
dal neo ct Pieter de Villiers.

DINAMO DOUBLE -Ripetendo l’esito della finale dello scorso anno la
Dinamo Bucuresti ha vinto il titolo romeno sconfiggendo la Steaua per
6-0 grazie a due cp dell’apertura Razvan Stanca. I ragazzi del tecnico
Neaga ottengono così un prestigioso double dopo la recente vittoria
nella Coppa di Romania.

Giampaolo Tassinari

 

 

Intoppa a Treviso, i Dallan a Venezia,

Parma soffia Giazzon a Rovigo

(im) Il Petrarca riparte da Little e Mercier dopo l’eliminazione dai
play-off. Per le prossime due stagioni saranno ancora le stelle dei
padovani. Saluta invece Koyomaibole che va a Tolone, ma tornerà a
chiudere la carriera europea a Padova. Il 2. linea Grimes lascia dopo
una sola stagione e torna al Newcastle come assistente allenatore.
Interessano Mulieri e Derbyshire, se ne andrà Canale (Rovigo) e forse
Saccardo. Sul fronte allenatore si parla di un neozelandese che viene
dalla Seconda divisione inglese o della promozione di Roux, con
Presutti tecnico della mischia e direttore generale.
Casinò di Venezia scatenato. Dopo aver preso Ciro Sgorlon come
assistant di Gajan, si sta imbottendo di "Sgorlon boys" (nel senso di
Giorgio, procuratore). Ingaggiati Pozzebon, dopo due stagioni inglesi,
Denis e Manuel Dallan.

Rovigo è stato battuto dalla concorrenza dell’Overmach Parma per il
promettente tallonatore del Marchiol San Marco Giazzon. A conferma
della linea verde tenuta dalla squadra di Cavinato, che ha come nuovo
ds Franco Pavan (padre di Gilberto e Riccardo). I rossoblu, oltre a
Canale, si consolano con il pilone Fortuna dal Bedford, Pavin dal Cus
Padova e il nuovo preparatore atletico Beda e il probabile ingaggio
del promettente terza linea del Benetton under 19 Simone Favaro. Se ne
vanno Gasparini (Fiamme Oro), Orlandi (probabilmente Brive) e a
malincuore Ayala, tagliato per il discorso stranieri, che interessa
alla Roma di Bordon e al Venezia.

Sul fronte del Treviso probabile l’arrivo del tallonatore Intoppa da
Calvisano, vista la partenza di Sbaraglini per l’estero. Ritornano il
pilone Allori dall’Edimburgo e Galon dal Parma.

ITALIA SEVEN – L’Italia seve ha vinto il trofeo Fira di Zagabria
battendo in finale 28-14 la Germania(2 mete Michele Sepe, 1 Varani, 1
Burton che ha centrato 4 tf).

SERIE C – Union Rapps Pordenone e Fulviatour Villadose qualificate alle
finali di serie C, Halley Monselice eliminato. Semifinalidi ritorno:
Pordenone-Borgo Poncarale 20-14, Tirreno-Villanose 5-23,
Primavera-Monselice 25-14. Alle finali (8 e 15 giugno) anche Cus
Pavia, Lions Amaranto, Biella, Reno, Primavera e Lecco.

UNDER -Petrarca in finale del campionato italiano under 15 contro
Benevento, eliminato invece nell’under 17: finale Calvisan-Gran Parma
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IL PERSONAGGIO.

DOPO AVER ELIMINATO L’ EX SQUADRA CON IL CALVISANO IL TALLONATORE PADOVANO VA A CACCIA DI UN SOGNO

Ghiraldini con lo scudetto cerca la stagione perfetta

Da riserva a capitano azzurro, passando per i play-off. «Abbiamo

battuto il Petrarca grazie alla disciplina tattica»

Padova è fuori dalla corsa scudetto, dopo il 20-13 della semifinale di
ritorno a Calvisano, ma almeno un padovano in finale ci sarà. È
Leonardo Ghiraldini, 23 anni, tallonatore prodotto del vivaio
petrarchino, oggi capitano del Cammi. Finora la sua è stata una
stagione perfetta. Da riserva al Mondiale a titolare nel Sei Nazioni
con l’Italia, da capitano nel club a leader del tour estivo azzurro,
dalla finale del campionato alle voci di Tolosa interessato a lui.
Manca solo la ciliegina sulla torta:lo scudetto.

«È la mia stagione più bella, spero di coronarla vincendo la finale. A
Monza nel ’06 c’ero già, sono entrato nella ripresa e l’ho persa.
Questa la sento più mia, più sofferta, più conquistata sul campo».

Cosa avete avuto in più del Carrera Petrarca?

«La disciplina tattica. In semifinale o finale fa la differenza non
prendere cartellini gialli o calci contro piazzabili. Ci siamo
riusciti anche sabato, pur difendendo per lunghi tratti dentro i
nostri 22. Il Petrarca ha fatto pressione e ha resistito più di quanto
mi aspettavo. Non è crollato. Noi quando attacchiamo nel 90% dei casi
riusciamo ad andare in meta o a prendere un buon calcio, ma il
Petrarca ce l’ha spesso impedito. Così non li abbiamo stroncati come
speravamo e alla fine è emerso il più disciplinato».

E pure fortunato, viste le 2 decisioni contro Padova del tmo.

«La prima ero lì. Non era meta, eravamo noi sotto la palla. La seconda
non l’ho vista, nemmeno in tv. Mi hanno detto che dalle immagini non
si capisce e quando succede così nel Sei Nazioni non danno meta, ma
mischia a 5 alla squadra che avanza. È una prassi internazionale».

Ha preso in giro i suoi ex compagni?

«Mercoledì ero a Padova, nello stesso posto di Faggiotto, Laega e
altri. Volevo offrire loro da bere per farli ubriacare e
deconcentrarli un po’ in vista della semifinale, poi ci siamo evitati.
Sabato a fine partita mi hanno detto in bocca al lupo».

Che partita si aspetta sabato a Monza?

«Un match dove non vincerà necessariamente il più forte, ma chi ha più
esperienza, abilità e disciplina. Nelle finali la differenza si fa su
questo».

Poi il tour azzurro da capitano e il Tolosa?

«Il primo sì. Non me l’aspettavo e mi fa piacere. Sono capitano perchè
mancano Parisse e altri big, ma il citì al Sei Nazioni ha detto che
voleva usarmi un po’ più da leader. Tolosa no. L’anno prossimo resto a
Calvisano, con un secondo anno di opzione. Solo se non verrà
esercitata penserò ad andare all’estero».

Ivan Malfatto

IL GIALLO

(im) L’eliminazione del Carrera Padova nella semifinale contro il
Cammi Calvisano (20-13) si tinge di giallo. E con essa l’uso della
moviola per decidere la validità delle mete, per la prima volta
adottato nei play-off. Secondo il Petrarca il tmo, television match
officer (Sironi in questo caso), ha visto l’immagine dell’azione
sbagliata e per questo ha annullato una meta valida. È successo nella
seconda azione visionata dal tmo, allo scadere del primo tempo, col
risultato sul 10-3 per i bresciani.
«Rivedendo il cd della partita al ritorno in pullman – spiega il
tecnico Pasquale Presutti – lo scambio di immagini è lampante. Il tmo
ha visto Gonzalo Padrò che toccava la palla a terra prima dell’area di
meta e non Silao Laega nella prosecuzione dell’azione che la toccava
abbondantemente dopo la linea. Ha emesso il suo verdetto sull’immagine
sbagliatadi Padrò, per questo ci ha negato la marcatura. Quella di
Laega, invece, era chiaramente meta».

Se quanto afferma il Petrarca è vero ci troviamo davanti al primo
clamoroso caso di scambio d’immagine nella storia della moviola del
rugby. In pratica il tmo ha deciso di non concedere al Petrarca la
meta che poteva capovolgere la partita basandosi sull’azione
precedente (il pick & go di Padrò) e non su quella effettiva (il tocco
di Laega). Un errore incredibile, dovuto forse a chi gli ha messo a
disposizione le immagini, non a Sironi stesso. Errore costato
l’eliminazione del Carrera, che ora potrebbe anche fare ricorso, visto
che la partita è stata falsata dalla decisione.

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