Dal Gazzettino (14.05.2007)

Al ” Topolino” doppietta a sorpresa dei Rangers Vicenza – Bis di Perugini. In A primo round al Marchiol – Sabato a Monza ultimo atto del Super 10 – Pensare rugby: Problema di codici – INDISCREZIONI DA LONDRA SUL DOPO BERBIZIER – L’Italia corteggia Saint-André

Al ” Topolino” doppietta a sorpresa dei Rangers Vicenza

Treviso
Il 29. Città di Treviso16. Trofeo Topolino è andato in archivio con il
solito entusiasmo e la solita bellezza che lo contraddistingue da
qualsiasi altro torneo. Per due giorni, oltre 4.500 bambini dai 6 ai
15 anni, hanno dato spettacolo sui campi della Ghirada, di Casale e di
Monigo con la disputa delle finali. Cinque categorie, Under 15, 13,
11, 9 e 7, con il Veneto a farla da padrone con 7 squadre su 10 in
finale e 4 finali vinte sulle cinque disputate.

Una manifestazione, come detto, che non ha eguali, in Italia ma anche
in Europa. Un torneo che è il fiore all’occhiello della Treviso
rugbistica. Un torneo fantastico dice Vittorio Munari, dg del Benetton
Rugby, società che organizza la manifestazione uno sforzo immane ma
ogni anno rimane la soddisfazione e la consapevolezza di aver fatto
una grande cosa. Un grazie va in particolare ai numerosi volontari,
senza i quali sarebbe impossibile riuscire ad organizzare una
manifestazione di tale entità ed importanza. Un grazie agli
appassionati, agli ex giocatori, ai dirigenti, a tutti coloro che in
qualsiasi modo contribuiscono a far sì che questa due giorni
rugbistica riesca sempre meglio e, credetemi, non è facile
organizzarla. Ogni anno diventa più difficile, ma ogni anno ci si
rende conto di aver portato a compimento una grande cosa.

Una sola finale non ha visto le venete protagoniste, quella degli
Under 9, tre invece quelle per intero giocate da squadre della nostra
regione, Under 15, 13 e 7.

Grande sorpresa è stata la società dei Rangers Vicenza che ha vinto
due finali su altrettante disputate. I vicentini hanno trionfato nella
categoria dei più piccoli, quella degli Under 7, battendo in finale il
Monselice 5-1, quindi negli Under 11 sconfiggendo nella partita
decisiva il Barilla Parma 1-0. Successi anche di Petrarca, negli Under
15 contro il Mogliano per 31-0, consolidando la tradizione che vuole
il vivaio petrarchino tra i più organizzati e all’avanguardia del
panorama rugbistivo italiano, inoltre vittoria del Monti Rovigo che
tra gli Under 13 ha battuto il Valsugana B 1-0. Unica finale non
veneta quella degli Under 9 che ha visto l’ASD Rugby Milano battera la
Primavera Roma 3-1.

Ennio Grosso

Bis di Perugini. In A primo round al Marchiol

TOP 14 Penultimo turno. Stade Français-Perpignan 12-11 (80′ per Mirko
Bergamasco, 56′ per Mauro sostituito da Parisse), Toulouse-Agen 47-0
(nel Toulouse 27′ per Perugini autore di 2 mete), Clermont
Auvergne-Albi 70-6 (15′ per Troncon), Montpellier-Biarritz 39-29 (nel
Montpellier 80′ Bortolussi autore di una trasformazione, 3 piazzati e
un drop da 40 metri, nel Biarritz un tempo per Masi e Dellapè),
Castres-Montauban 25-13, Bayonne-Bourgoin 18-11, Narbonne-Brive 21-42.
Classifica: Stade Français 83, Toulouse 82, Clermont Auvergne 80,
Biarritz, Perpignan 71, Bourgoin 57, Montauban 53, Brive, Castres 49,
Bayonne, Montpellier 47, Albi 45, Agen 44, Narbonne 39. Anno del
centenario ma retrocessione per il Narbonne.
SUPER 14Finale tutta sudafricana tra Sharks e Bulls sabato alle 13 a
Durban. In semifinale gli Sharks hanno battuto i Blues 34-18, mentre i
Bulls hanno battuto i Crusaders 27-12.

HEINEKEN CUP Domenica a Twickenham finale tra Leicester Tigers e
London Wasps alle 14.30 locali.

CHALLENGE CUP Sabato alle 17.30 locali, sempre a Twickenham, si
giocherà la finale di Challenge tra Clermont Auvergne e Bath.

SERIE A Semifinali (andata) per la promozione: MarchiolSanMarco-Casinò
di Venezia 23-14 (4-0), Prato-Futura Park Roma 24-3 (4-0).

UNDER 19 Barrage: Carrera Padova-Casale 52-0. Semifinali:
L’Aquila-Carrera, Benevento-Calvisano.

E.G.

Finale di Campionato Treviso vs. Viadana

Sabato a Monza ultimo atto del Super 10: i mantovani lanciano la sfida ai campioni in carica del Treviso. Scanavacca deluso, il Calvisano gli chiede di restare Benetton e Arix, una finale che guarda al futuro Munari: «La nostra scommessa è sui giovani». Tonni: «Puntiamo allo spettacolo, il campionato ne ha bisogno»

Dopo quattro anni di Treviso-Calvisano, finalmente una finale diversa.
Giocando con le parole, prima che in campo, l’atto finale del Groupama
Super 10 mostra già un aspetto d’interesse. A prescindere dall’esito.
Sabato alle 18 allo stadio di Monza Benetton Treviso e Arix Viadana
daranno vita a una sfida inedita. In venti stagioni di play-off è l’8.
accoppiamento diverso. Che partita sarà?
«Mi auguro spettacolare, indipendentemente dal risultato – è
l’auspicio di Franco Tonni, ds dell’Arix – Si deve vincere provando a
giocare e non per il fatto vincere in sè. L’hanno dimostrato sabato
Leicester-Gloucester (44-16) nella finale del campionato inglese.
Conquistare oggi lo scudetto nel Super 10 ha un valore aggiunto pari a
zero a livello di crescita rugbistica. Farlo giocando bene permette di
trovare in parte quel valore aggiunto».

Al di là dello spettacolo, che nelle 19 precedenti edizioni ha spesso
latitato, un altro quesito di fondo sarà: tradizione o novità? Ovvero
13. scudetto per il Benetton, dominatore dell’era play-off (9 vittorie
su 16 finali), o 2. tricolore per il Viadana (solo alla 2. finale)?
Bella sfida. «Veniamo da un anno particolare – spiega il dg trevigiano
Vittorio Munari – Siamo partiti sereni e tranquilli, impostando un
programma sui giovani. Poi abbiamo iniziato a soffrire. Ad esempio, ci
siamo trovati a disputare una semifinale con mediano di mischia
titolare Alberto Lucchese, che inizialmente non era neanche tra i
giocatore di categoria, e l’abbiamo condotta in porto. Merito della
gestione superba di Green e compagni. Ora a Monza sarà una partita
secca. Può capitare di tutto. Inutile impostare strategie. Anche
perchè nel rugby italiano ci sono molte varianti e poche certezze.
Fino a sabato pensavo che Ventura fosse l’arbitro ideale per dirigere
una semifinale contro un Petrarca dalla rete difensiva asfissiante.
Invece…»

Petrarca che poteva essere la grande sorpresa di questa finale, ma che
uscendo sconfitta dal derby veneto (38-25, 5-4 i punti e 2-2 le mete
nel doppio confronto) deve accontentarsi della palma di rivelazione
stagionale. «I risultati sono andati oltre le aspettative – spiega il
ds Alejandro Canale – La semifinale è stata il coronamento di un
grande lavoro. Treviso ha meritato di passare il turno, gli faccio i
complimenti, ma noi siamo stati in gioco fino a 15′ dal termine. È un
merito importante. L’anno prossimo con 5-6 innesti sono sicuro che
possiamo fare ancora meglio».

Chi ha l’amaro in bocca è il Ghial Calvisano di Andrea Scanavacca, che
dopo sei finali consecutive fallisce l’obiettivo. Pepe era emigrato da
Rovigo per conquistare lo scudetto, unico traguardo che gli manca. Gli
è sfuggito ancora. «Per me è una grande delusione – spiega l’apertura
rodigina – Speravo fosse arrivato l’anno buono. Almeno per giocarmi in
finale questo benedetto tricolore. Fosse entrato quel drop all’ultimo
minuto (stile Wilkinson ad Australia ’03, ndr) il sogno si sarebbe
realizzato. Invece niente. Nella sfortuna mi ha fatto piacere sentire
i dirigenti di Calvisano dirmi: vedi, vuol dire che devi stare qui
almeno un altro anno…».

L’idea di Scanavacca infatti era di smettere, tornando a Rovigo da
dirigente con scudetto al petto e maglia azzurra della Coppa del
Mondo. La sconfitta ha scombinato i piani. La possibilità che resti in
campo un’altra stagione è ora più concreta. «Int
anto – continua –
venerdì il Ghial si gioca a Newport in Galles il barrage per entrare
in Heineken Cup contro i Dragons. Un traguardo a cui la società tiene
(l’anno scorso l’Overmach Parma con gli stessi rivali ha vinto,
diventando la terza italiana, ndr). Va affrontato nel migliore dei
modi. Poi discuterò con i dirigenti il mio futuro, a Calvisano o
Rovigo che sia».

Rovigo che proprio stasera ha un appuntamento chiave per il suo di
futuro. Si deve decidere se rinnovare o meno la fiducia all’attuale
dirigenza, per impostare una nuova stagione che porti a una salvezza
più tranquilla. Si parla di un tecnico professionista da affiancare ad
Alessandro Zanella (il francese della Leonessa Vincent Etcheto e l’ex
Manuel Ferrari fra le ipotesi; Massimo Brunello sembra indirizzato
verso una nazionale giovanile) come base di partenza e di una rosa
potenziale già a buon punto. Vedremo se stavolta la parola
programmazione, che altrove è una regola, entrerà finalmente nel
vocabolario della società rossoblu.

Ivan Malfatto

Pensare rugby: Problema di codici

Lunedì, 14 Maggio 2007

Pensare rugby, invece che riprodurre meccanicamente sequenze
prestabilite, richiede un fondo tattico comune. E una piena
implicazione della squadra. Il principio di alternanza totale
nell’utilizzazione dei due assi di gioco, così come delle forme
d’attacco (passaggi, piede, penetrazioni, maul) costituisce la
piattaforma di ogni iniziativa individuale che voglia innescare un
efficace sviluppo collettivo.
Ma non basta. Un altro precetto fondamentale del rugby a bassa
programmazione riguarda la capacità di percepire immediatamente i
rapporti di forza che si determinano sulla linea del vantaggio e di
scegliere coerentemente con essi. Ad esempio, se un attacco viene
bloccato prima delle linea del vantaggio e ci si trova sotto
pressione, è opportuno ricorrere a un maul, mentre se lo stop avviene
sulla linea e in avanzamento si potrà liberare al suolo per giocare
una seconda fase rapida. Quando invece la linea viene superata, il
passaggio sarà per il sostegno di un compagno nell’intervallo,
all’altezza del portatore. E così via.

Se un giocatore si assume la libertà di iniziativa è in questo
tessuto, all’interno di queste logiche di movimento condivise, che è
chiamato a inserirsi. Serve però un codice di comunicazione
alternativo a quello utilizzato per le sequenze programmate, in modo
da consentire a tutta la squadra di riorganizzarsi rapidamente e
collettivamente, di sostenere e dare continuità a una scelta di gioco
non prevista. Un linguaggio gestuale, con precisi segnali, che
condensa tutte le informazioni sul piazzamento degli avversari,
l’individuazione dei loro punti deboli e l’anticipo dei sostegni
offensivi. Precise indicazioni vengono trasmesse ai compagni dagli
angoli di corsa del portatore e dei sostegni, dal modo con cui si
tiene la palla, dal tempo di conservazione. Una traiettoria obliqua,
ad esempio, chiama un incrocio o un raddrizzamento delle linee
d’attacco, mentre una corsa rettilinea annuncia una penetrazione
immediata sull’asse profondo. Operazioni che devono avvenire ad alta
velocità. Perchè tutto è inutile se le azioni sono lente, senza cambi
di ritmo, prive di accelerazioni crescenti ad ogni passaggio della
palla.

Non è utopia. Ci sono squadre che ci stanno provando. Sui palloni di
recupero la capacità di adattamento della Nuova Zelanda è
insuperabile. La Francia, tra qualche incertezza, sperimenta. I
Galletti nell’ultimo Sei Nazioni hanno alternato fasi programmate ad
altre adattate, lo schieramento a blocchi a quello tradizionale in
linea. L’Irlanda ha trequarti di grande talento, però quando la
pressione tattica è forte indugia. Mentre gli sforzi del Galles sono
stati compromessi dall’assenza di una conquista solida. Quanto
all’Inghilterra, vorrebbe. Però Ashton è stato indotto alla prudenza
per non bruciarsi in caso di insuccesso. Il Biarritz lo fa. Il Tolosa
anche. Il Perpignan no.Il modello insomma non è per tutti. E non è una
garanzia di successo. Richiede giocatori completi, tatticamente
intelligenti, abituati fin da ragazzi a questo tipo di confronto
costante. Mentre tanti fuoriclasse non sopportano responsabilità.
Preferiscono le comode certezze, anche se prevedibili, delle fasi
programmate. Ne sa qualcosa Pierre Villepreux i cui contrasti con
alcuni giocatori all’epoca della sua esperienza di allenatore dei
Bleus, continua ad avere strascichi. Come hanno dimostrato le
polemiche con Laporte e Galthié.
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INDISCREZIONI DA LONDRA SUL DOPO BERBIZIER

L’Italia corteggia Saint-André

(im) Philippe Saint-André sarà il nuovo allenatore della nazionale
italiana da ottobre al posto del dimissionario Berbizier? La voce di
contatti avviati con lui da parte della Fir rimbalza da Londra e
presenta due indizi a rafforzarla indirettamente.
Il primo è la presenza del tecnico francese sabato prossimo alla
finale scudetto di Monza. È stato invitato proprio dalla Fir a tenere
alle 9,30 una relazione al corso d’aggiornamento di 3. livello per
allenatori sul tema “Competenze e ruolo del director of rugby
nell’alto livello”. Proprio il “director of rugby”, figura che
sintetizza quelle di general manager e capo allenatore, è il compito
che il 40enne ex nazionale francese (68 caps, 34 da capitano, e 152
punti) svolge dal 2004 al Sale in Premiership inglese, con il quale
l’anno scorso ha vinto il campionato. Se arriverà alla guida azzurra è
plausibile che ricopra lo stesso compito, scegliendosi allenatore di
campo (al Gloucester e al Bourgoin ha lavorato con Laurent Seigne) e
staff di fiducia. Monza potrebbe essere una prima presa di contatto
con l’ambiente italiano.

Il secondo indizio è il fitto parlottare davanti alle telecamere fatto
proprio da Berbizier e Saint André negli spogliatoi azzurri di
Murrayfield, dopo la vittoria contro la Scozia nell’Rbs Sei Nazioni.
Discussione che per un attento telespettatore assomigliava più a una
disamina su un tema importante (la guida dell’Italia?) che il saluto
di due vecchi amici. Magari è stato lo stesso Berbizier a suggerirne
il nome a Giancarlo Dondi. È vero che Saint-André è ancora legato
contrattualmente al Sale. Ma è altrettanto vero che i contratti dei
grandi tecnici hanno clausole che consentono uscite senza penali in
caso di chiamata di una Nazionale importante. E l’Italia del Sei
Nazioni lo è.

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